Senza Titolo

La battaglia«La agricoltura italiana è già oggi la più green d'Europa, oltre che al primo posto per valore aggiunto e leader indiscussa per la qualità alimentare. Queste eccellenze, però, devono essere difese. E l'unico modo per farlo efficacemente è con l'obbligatorietà dell'etichettatura d'origine su tutti i cibi». Così Rodolfo Mazzucotelli, direttore di Coldiretti Pavia, interviene nel dibattito sulla transizione ecologica prevista dal Recovery Plan. I numeri - spiega un recente studio - dimostrano che in Italia c'è stato un calo costante nelle vendite dei pesticidi nell'ultimo decennio (-32%), con il nostro Paese in controtendenza rispetto ad altri grandi produttori europei come la Spagna e la Germania, dove invece il consumo di pesticidi è aumentato. «Abbiamo svolto un'analisi sui dati Efsa, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare - spiega ancora il direttore di Coldiretti Pavia, - prendendo in esame oltre 96mila campioni di alimenti in vendita nell'Unione Europea e fornendo un resoconto sulla presenza dei residui di pesticidi su frutta, verdura, cereali, latte e vino prodotti all'interno dell'Ue o provenienti dall'estero». I numeri parlano chiaro: i cibi e le bevande stranieri sono sei volte più pericolosi di quelli prodotti in Italia. «La percentuale dei residui chimici irregolari riscontrati sui prodotti extracomunitari, infatti, è pari al 5,6%, contro l'1,3% della media europea. E il dato italiano - sottolinea Coldiretti - è il più basso di tutti, soltanto lo 0,9%. «Questi risultati sottolineano ancora una volta quanto sia necessario l'obbligo di indicare in etichetta la provenienza dei prodotti - continua Stefano Greppi, presidente di Coldiretti Pavia. - Un dovere che, grazie alle battaglie di Coldiretti, ha raggiunto ormai gran parte della spesa quotidiana degli italiani, dalla carne al latte, dall'ortofrutta fresca alle conserve di pomodoro, dai formaggi ai salumi». Ci sono però ancora dei cibi di cui non è possibile conoscere l'origine, come la frutta trasformata in succhi e marmellate, le verdure e i legumi in scatola o lo zucchero. «È necessario che tutti i prodotti che entrano nei confini europei rispettino gli stessi criteri - ribadisce Greppi - garantendo che ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l'ambiente, il lavoro e la salute». Serve reciprocità, come evidenziato anche in un pronunciamento della Corte dei Conti dove si evidenzia il mancato rispetto nei cibi di provenienza extra UE degli stessi standard di sicurezza Ue sui residui di pesticidi. «Ai nostri risicoltori, ad esempio, viene chiesto di rispettare criteri sempre più stringenti - spiega Greppi. - Gli stessi criteri, però, devono essere rispettati anche dai produttori stranieri». L'eccellenza italiana nel piatto è testimoniata anche dai numeri: le specialità Dop, Igp e Stg italiane sono 313, a cui vanno aggiunti 415 vini Doc e Docg. «Grazie a questi primati, l'agricoltura italiana può rivestire un ruolo strategico per la transizione ecologica - Greppi. - Per fare la differenza, però, ci vogliono misure semplici ed efficaci in termini di innovazione». --