Quella sottile linea basca che ridà linfa alla Spagna e rimescola il tifo perduto

La storiaGiulia ZoncaIl tiki taka era catalano, anche se poi allargato a rappresentare la nazionale spagnola nel suo momento d'oro. Si è aggiunto lo spirito madridista che ora non ha più rappresentati nella Roja. Il ciclo perfetto, con due Europei e un Mondiale, era figlio della fusione di questi mondi, di un'intesa trovata tra gli opposti, ma la Spagna di oggi sposta i confini e le abitudini, riprende le tradizioni e dopo aver sbattuto contro la diffidenza della gente include e comprende ogni anima, persino quella separatista che stavolta si ritrova nel gruppo. E lo trascina. Ci sono due baschi e sono quelli che hanno firmato l'accesso in semifinale, il portiere Unai Simon, eroe del passaggio di turno e Mikel Oyarzabal che ha segnato il rigore decisivo dopo essere stato fondamentale contro la Croazia. Unai Simon sta nella scia dei grandi numeri uno della sua terra, come Jose Angel Iriba, che trai pali ha vinto l'Europeo del 1964 e Andoni Zubizarreta che è stato il cuore della sua Spagna. Il portiere riprende quel filo e incarna perfettamente lo spirito di una squadra definita «periferica». Lo si dice perché i giocatori arrivano da ogni dove senza essere blocco e anche perché sono in gran parte giovani, scelti in una selezione che secondo le previsioni doveva sbocciare al prossimo Mondiale. Questo viaggio, iniziato tra le critiche, è già una sorpresa. Adessop ognuno può specchiarsi dentro le formazioni apparse fino a qui, mai la stessa, tanto per aggiungere completezza. Partecipa all'inattesa festa anche la comunità che aveva un po'smesso di guardare la Spagna. L'orgoglio basco è una vena marcata e non a caso riunisce due uomini che nel club stanno su fronti opposti. Uno all'Athletic Bilbao, l'altro alla Real Sociedad, protagonisti del calcio tanto noto per le proprie radici, per l'attaccamento ai nomi, all'entità e però spesso in ombra. Nell'ultima stagione invece ribalta con una finale di Coppa del Re, anzi due. L'Athletic le ha perse entrambe, il derby ripescato dall'annata interrotta per Covid e l'edizione 2021 giocata contro il Barcellona. Niente favole e niente sconti, ma altri incroci sì. Unai Simon si è concentrato sulla nazionale: quando Luis Enrique è diventato ct era la terza scelta, dopo molte vicissitudine, è rimasto lui. Voluto, difeso dopo un errore con la Croazia e guardato dal barrio che lo ha visto crescere, a Izarra, si radunano in strada per applaudirlo. Se lo ricordano da bambino, accompagnato da papà che lo seguiva agli allenamenti e lo riprendeva con la videocamera. Il filmato andava direttamente all'allenatore. Ora non c'è più bisogno del papà regista anche se pare che il portiere si riguardi sempre per correggere i difetti. Anche Oyarzabal porta la sua personale eredità a Wembley, è da Luis Miguel Arconada, storico capitano della Real Sociedad, che il suo club non è più rappresentato in nazionale. Lui non parte mai titolare ma quando entra spiazza e Luis Enrique dosa i suoi minuti perché lo deve passare alla nazionale olimpica. I baschi si ritenevano poco considerati ora sono fiera periferia di una Spagna che cerca linfa dove aveva smesso di guardare. È un po'quel che è successo in azzurro con la provincia, con i ragazzi cresciuti nei borghi e non nelle metropoli, con i gol maturati lontano dai grandi club. Come dice Mancini: «L'Italia deve fare l'Italia e non può scoprirsi Spagna in un giorno», ma le due nazionali, che stanno in fasi di maturazione differenti, hanno dei punti in comuni e li si scopre risalendo la sottile linea basca. --© RIPRODUZIONE RISERVATA