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L'INTERVISTAPAVIAA differenza delle imprese i privati soffocati dai debiti non possono "fallire", ma una legge, cinque anni fa, ha dato loro la possibilità di sanare la propria situazione, seppure solo a certe condizioni. «Eppure soltanto il 10% dei potenziali aventi diritto ne fa richiesta - spiega l'avvocato Monica Pagano, dello studio legale di Brescia che si occupa di consulenze e ristrutturazione del debito per imprese e privati -. Fino a un paio di anni fa la percentuale era ancora più bassa». Avvocato, cosa consente di fare questa legge? «È noto che i soggetti cosiddetti "fallibili", come una Srl che ha contratto debiti per milioni di euro, se non pagano i creditori possono attivare la procedura di fallimento e hanno, anzi, diversi strumenti, come il concordato preventivo. La legge sul sovraindebitamento, entrata in vigore nel 2015, è rivolta invece ai soggetti non "fallibili", quindi privati e liberi professionisti, che possono proporre un piano di ristrutturazione del debito. Prima della legge l'unica possibilità era il pignoramento dello stipendio, ma se i debiti sono alti cancellarli non è sempre possibile. La legge attiva un piano sostenibile».Ma tutti possono farlo? Cioè, tutti i debiti possono essere ridotti?«No, i debiti devono essere legati a motivi validi. Se mi indebito per andare alle Maldive o comprare oggetti costosi che non posso permettermi non si può accedere a questo strumento. Diverso se invece ho perso il lavoro e non riesco più a pagare i debiti con la banca, e quindi ci sono ragioni legate alla crisi economica o alla salute, ad esempio».E cosa deve fare un cittadino che vuole provare ad accedere a questa possibilità?«Può rivolgersi a organismi di composizione della crisi, che sono costituti da commercialisti e avvocati, oppure rivolgersi direttamente a un avvocato del settore».Il debito viene sempre tagliato? «Il piano di ristrutturazione del debito deve essere sostenibile, quindi deve sempre tenere conto dello stipendio e delle uscite necessarie a vivere in maniera dignitosa. Sulla base di questo si decide una rata che andrà pagata per quattro anni. Terminato il periodo se il debitore si sarà attenuto al piano, non avrà contratto altri debiti e non avrà nascosto altri proventi, potrà chiedere la cancellazione del debito».Quindi al creditore andrà solo una parte della cifra che gli spettava...«Come nel fallimento. D'altra parte quale poteva essere l'alternativa per il creditore se quel cittadino non aveva la possibilità di pagarlo?».E allora come si spiega una percentuale di adesione così bassa?«C'è un problema di informazione ma anche di costi. Ci sono persone che avendo già debiti importanti temono che la procedura possa portarli a sostenere altre spese. Spesso aspettano a rivolgersi agli avvocati e nel frattempo la loro situazione si aggrava». --M. Fio.