Nel tribunale chiuso cadono calcinacci Il sindaco:«Riapritelo»
VIGEVANO Mentre il sindaco Andrea Ceffa chiede al governatore lombardo Attilio Fontana di preparare una proposta di legge di iniziativa regionale che preveda la riapertura dei tribunali soppressi nel 2014, i palazzi giudiziari di via San Pio V letteralmente perdono pezzi. L'INTONACOIl vento forte di domenica pomeriggio, infatti, ha causato il distacco di parte dell'intonaco dalla facciata dell'edificio, proprio sotto la scritta "Iustitia". Anche sopra erano caduti calcinacci nei mesi scorsi: l'intervento comunale aveva messo in sicurezza l'immobile, ma è bastata mezz'ora di vento per rovinare ulteriormente l'edificio, fortunatamente senza conseguenze per nessuno. LA LETTERAIl distacco dell'intonaco arriva a poche ore dalla lettera con cui Ceffa chiede a Fontana di operarsi per riaprire, tra l'altro, i tribunali di Crema, Vigevano e Voghera che vennero chiusi nell'ambito della revisione delle circoscrizioni giudiziarie. Una situazione che i vigevanesi non hanno gradito, visto che per ogni operazione occorre andare a Pavia. Nella missiva il tribunale è definito dal sindaco «importante presidio di legalità ed efficienza».La lettera prosegue elencando i problemi che ha creato alla Lomellina l'accorpamento negli uffici giudiziari del capoluogo di provincia.«Per quanto riguarda Vigevano e il suo territorio, ha comportato notevoli disagi agli addetti ai lavori e ai cittadini, senza produrre giovamento all'amministrazione della giustizia, sia sotto il profilo della celerità dei giudizi sia sotto il profilo della qualità delle decisioni e, tanto meno, della riduzione delle spese». La soppressione è in contrasto con il decentramento dei servizi e con i principi europei di giustizia di prossimità. La richiesta, alla fine, è quasi una conseguenza logica di quanto espresso nella lettera. «Le chiedo - scrive Ceffa - di sottoporre al consiglio regionale una proposta di legge che, sostanzialmente, preveda la possibilità dell'effettivo ripristino di tutti i tribunali soppressi». --oliviero dellerba