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Guglielmo BuccheriUn colpo ad effetto e l'Austria si conquista il teatro di Wembley. Un colpo da tre punti e i ragazzi di Franco Foda proveranno, sabato sera, a mettersi di traverso sul cammino dell'Italia più bella ed intensa con vista sui quarti di finale di Euro 2020. Così avanti, gli austriaci non sono mai arrivati nella loro storia, un racconto che parla di tre partecipazioni agli Europei, compresa quella in corso e il debutto, d'ufficio, in quanto paese organizzatore nel 2008: l'Austria ha tolto la scena alla più quotata Ucraina in una sfida vinta 1-0 (gol di Baumgartner) e che, ora, farà storia. Noi e loro: mai un confronto dentro ad un Europeo. Mai, però, una sfida banale. Non lo è stata quella del 9 giugno '90 perché segnò il battesimo delle Notti Magiche a Roma e dello sguardo stralunato di Totò Schillaci: in quattro minuti, l'attaccante siciliano capovolse il suo e il nostro mondo con la rete che decise il duello e che mandò in orbita l'Olimpico. Quattro minuti, il tempo necessario a Schillaci per alzarsi dalla panchina, entrare in campo al posto di Carnevale e segnare per il delirio di un popolo. Questione di Notti Magiche e di curiose sovrapposizioni: l'Austria, ieri, ha mandato fuori dal ring l'Ucraina di Shevchenko proprio nei minuti in cui il premier Draghi riportava al centro della scena la possibilità che le tappe romane di questa Italia non siano finite, ma che, seppur senza una minima apertura dell'Uefa, possano riprendere tra qualche giorno, magari dal 6 e 7 luglio fino all'11 data della finalissima. Sorpresa, ma non troppoAustria e non Shevchenko. Una sorpresa, ma non per Roberto Mancini: al nostro ct il modo di stare in partita di Arnautovic e dei suoi compagni non era passato inosservato durante le prime fatiche europee. L'Italia extralarge batte record in serie e, da oggi, si sintonizzerà sul nuovo avversario con la credibilità in forte ascesa e una rosa dove la linea tra i titolarissimi e i titolari appare sempre più sottile. Chi giocherà a Wembley tra Verratti e Locatelli? E chi tra Berardi e Chiesa? Verratti è esperienza e regia pura in armonia con Jorginho, ma Locatelli è freschezza e fisicità e se tira vede la porta. Berardi dialoga e conclude, Chiesa vola, ma, a volte, si perde sul più bello: a Mancini la scelta. Il gruppo canta Notti Magiche all'ingresso del quartier generale di Roma, ai Parioli, e vive il suo primo giorno libero in bolla perché diversamente non si può (unica eccezione le visite mediche di Donnarumma per il Psg). Un gruppo dove, al netto del destino comune a tutti i terzi portieri, in questo caso Meret, ognuno ha avuto la possibilità di finire nelle cronache, anche se per pochi minuti come Castrovilli o Sirigu. «Questa Italia è un regalo: è la squadra che sognavamo», dice il presidente federale Gravina. Un regalo, o un sogno, lo sta vivendo l'Austria. «Contro gli azzurri sembra una sfida impossibile, ma lotteremo: il calcio è imprevedibile», così il tecnico Foda. La sua è una nazionale con una fortissima impronta tedesca visto che la maggioranza degli austriaci gioca in Bundesliga: Foda ha già incontrato e perso contro Mancini (Lazio-Sturm Graz 3-1 vent'anni fa), precedente troppo piccolo davanti al sabato sera, il prossimo, di Wembley. --© RIPRODUZIONE RISERVATA