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iL CASOEra già presente nel 2019 la variante inglese Covid: in un topo di laboratorio dell'Accademia di Scienze Militari di Pechino. A sostenerlo è uno studio inviato da Pechino e pubblicato su Nature nel luglio 2020, che Bruno Solerte, medico pavese endocrinologo e geriatra, ha scoperto circa un anno fa mentre, rispolverato e rilanciato. «Eravamo in piena pandemia - ricorda Solerte -. La mia équipe ed io stavamo studiando i farmaci anti-Covid, quando mi è venuto tra le mani questo studio di Hongjing Gu pubblicato su Science, in cui compare il topo sospettato del salto di specie, almeno per le varianti della SARS-COV-2. Questo dato, che emerge con chiarezza almeno per le cosiddette varianti di preoccupazione (inglese, brasiliana, californiana), potrebbe aver interessato anche il ceppo originario della SARS-COV-2, utilizzato da anni per esperimenti sulle piattaforme vaccinali. Nell'esperimento di Gu i topi di laboratorio BALB/c, che non si ammalano di Covid, sono stati condizionati a passaggi seriati di virus SARS-COV-2 inoculati nelle vie respiratorie e al passaggio 6 gli animali, ridefiniti come ceppo MASC-6, si sono ammalati di polmonite interstiziale da Coronavirus, identica a quella dell'uomo. Questo è potuto avvenire in virtù di un incremento di virulenza dovuto a mutazioni della proteina spike del virus». «La mutazione è risultata la N501Y (A23063T) - conclude Solerte -, dato scientifico che diventa la chiave per sostenere l'origine di laboratorio dell'infezione da SARS-COV-2 o almeno delle sue varianti. La mutazione N501Y del topo BALB/c-MASC6, infatti, è la stessa riscontrata dal dicembre 2020 nella variante inglese dell'uomo, ora rinominata Alpha dall'Oms. Questa variante è contenuta nel ceppo ancestrale della SARS-COV-2 B.1.1.7 e conferisce una maggiore virulenza del virus e una maggiore mortalità. Ma la mutazione N501Y compare anche nella variante sudafricana, californiana e brasiliana. Pertanto la variante inglese è comparsa prima nel topo BALB/c-MASC6, rispetto al primo paziente inglese e ora nell'80% degli infettati in Italia». --D.Z.