Quando l'amore ostacola il destino Il padre ha salvato Eitan abbracciandolo
il raccontoMichela marzanoI medici pensano che a salvare il piccolo Eitan sia stato l'abbraccio del padre. Lo assistono da domenica, da quando il bimbo, dopo la tragedia di Stresa, è arrivato all'ospedale Regina Margherita di Torino.Lo hanno operato e intubato. Lo hanno accudito e coccolato. E adesso dicono che la prognosi resta riservata. Gli accertamenti continuano per evitargli complicanze, e nessuno può permettersi di accelerare i tempi o sfidare il destino. Sebbene la speranza che il bambino si risvegli sia tanta; esattamente com'è tanto il desiderio di poterlo abbracciare quando aprirà di nuovo gli occhi.«NON TOCCATEMI»Anche se Eitan, quand'era ancora cosciente, non la smetteva più di chiedere di essere lasciato in pace, e non voleva nemmeno essere toccato. Anche se quel precipitare nel vuoto, quando la cabina della funivia Mottarone è schizzata, resterà per sempre davanti ai suoi occhi. I medici lo vogliono circondare di affetto. Prima di raccontargli pian piano l'accaduto, insieme ai parenti arrivati da Israele. E digli che la madre, il padre, il fratellino e i bisnonni non ci sono più. E spiegargli che è l'unico a essere sopravvissuto, e che a proteggerlo fino alla fine ci ha pensato il papà. Un uomo ancora giovane, ma pieno di coraggio. Cui sono bastati pochi secondi per rendersi conto che, l'unica possibilità che gli restava per salvare il figlio, era stringere Eitan forte forte tra le braccia, proteggerlo con il proprio corpo cercando di attutire il colpo, provare a dargli la possibilità di continuare a vivere e, forse, a ricominciare a giocare, ridere, correre, fare i capricci, sognare. Ma come fa un bambino a riprendersi dopo una sciagura come questa? Come fa ad avere di nuovo voglia di sorridere e sognare? Cosa può dargli la forza, il desiderio, la gioia?IL DESTINOOgnuno di noi è la propria storia. Se la porta dentro come un destino, nonostante la possibilità di cambiarla (e di cambiare) sia data a chiunque. Anche quando i margini di manovra non sono enormi, e spesso accade di dibattersi invano con un sentimento di vuoto che invade tutto, oppure, ancora peggio, con la vergogna e la colpa di avercela fatta: perché io sono qui, e Tom no? Perché io sono sopravvissuto, e mamma e papà no? Perché non sono morte pure io?I sopravvissuti, questa vergogna e questa colpa, le conoscono bene. Anche se non c'è nulla di cui vergognarsi, e chi ce la fa non ha alcuna colpa. Coloro che sopravvivono a una sciagura, sanno che la sorte li ha risparmiati, e spesso non l'accettano. Soprattutto quando si resta soli, e si sarebbe disposti a fare qualunque cosa pur di tornare indietro e riscrivere tutto da capo. Ma non è solo questione di sorte, nel caso di Eitan. Non è come quell'uomo che aveva fatto il biglietto, e poi aveva rinunciato a salire sulla funivia. Nel caso di Eitan è anche, e forse soprattutto, una questione di cura e di amore. Un prendersi cura che va al di là di ogni vulnerabilità e ogni fragilità. Un amore capace di ostacolare il destino e di opporsi persino alla morte.L'AMORE DEL PADREIl piccolo Eitan, domenica, ha perso tutto. Era arrivato in Italia con la famiglia nella speranza di crescere in un paese sicuro, lontano dalla guerra e dai conflitti che da decenni dilaniano Israele e la Palestina, e invece ha vissuto l'irreparabile perdendo, appunto, tutto. Tutto, tranne l'amore infinito del padre. Tutto, tranne la forza della disperazione che a volte fa miracoli. Tutto, tranne la possibilità di ricominciare. Perché la vita a Eitan, suo padre, non gliel'ha donata solo mettendolo al mondo, ma anche domenica. In un ultimo e folle gesto cui solo un genitore può pensare. Un abbraccio stretto che invece di soffocare, come talvolta un padre o una madre possono fare, salva. Uno stringere a sé che riesce a dare senso anche a ciò che, di senso, non ne ha affatto. Un modo per raccogliere la vita, nel senso letterale del termine, e per evitare che scivoli nel lutto della morte.Che è poi la vocazione stessa dell'essere genitori: dare, senza aspettare alcun ritorno; proteggere, senza mai rinfacciare; esserci, sempre e comunque, anche quando la morte sembra trionfare sulla vita. Perché poi, in fondo, ciò che resta quando si è perso tutto, è solo l'amore. E nessuno conosce un amore più grande di chi si salva grazie all'abbraccio di un padre. --© RIPRODUZIONE RISERVATA