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Leonardo Martinelli / parigiTutti a casa. Ma in libertà vigilata: a nove ex terroristi italiani, che da più di trent'anni vivono al sicuro in Francia, ma per i quali Emmanuel Macron ha sbloccato la richiesta di estradizione avanzata dall'Italia, sono stati sottratti i documenti d'identità e imposto l'obbligo di firma al commissariato. La decisione è stata presa in quel palazzo bianco nel cuore dell'isola della Cité, che è la sede della corte d'Appello di Parigi: lì si consumerà, almeno per qualche mese, il loro destino. Dopo la notifica da parte dei magistrati delle richieste di estradizione e la decisione di metterli in libertà vigilata, hanno lasciato l'edificio dal retro, ognuno per proprio conto, senza dare nell'occhio, come hanno fatto nella loro seconda vita: mai esporsi, diluirsi nella massa. Dimenticare, farsi dimenticare. Sette erano stati fermati mercoledì dalla polizia, piombata a sorpresa nelle loro case all'alba. Altri due, ugualmente ricercati dalle forze dell'ordine, non si erano fatti trovare. Ma ieri pure loro si sono materializzati in cima alla scalinata della corte d'Appello. Prima Luigi Bergamin e poi Raffaele Ventura, rispettivamente 72 e 71 anni, due anziani signori. Ma Bergamin fu uno degli ideologi dei Pac, i Proletari armati per il comunismo, la piccola e violenta formazione di Cesare Battisti (suo amico, anche durante il comune e dorato esilio parigino). Ventura, che fu membro delle Formazioni Comuniste Combattenti, è stato condannato per l'assassinio del vicebrigadiere di polizia Antonino Custrà, nel lontano 14 maggio 1977, a Milano, durante una manifestazione della sinistra extraparlamentare. I due sono poi passati davanti al magistrato della Corte assieme agli altri sette (Giovanni Alimonti, Enzo Calvitti, Roberta Cappelli, Narciso Manenti, Sergio Tornaghi, Marina Petrella e Giorgio Pietrostefani). Ne manca uno all'appello, perché Macron ha sbloccato dieci dossier. Sì, Maurizio Di Marzio, 62 anni, una gioventù da manovalanza violenta nelle Br romane, oggi ristoratore a Parigi, è ancora introvabile. E il 10 maggio i suoi reati cadono in prescrizione. «Ma l'Italia potrebbe sospenderla, come già ha fatto nei giorni scorsi per Bergamin», sottolinea William Julié, l'avvocato francese che rappresenta lo Stato italiano. È una corsa contro il tempo. Mercoledì prossimo, alla Corte d'appello è prevista la prima udienza per i nove. Le loro storie saranno esaminate caso per caso. Ci vorrà qualche mese per arrivare alle sentenze, favorevoli o meno all'estradizione, che potranno essere impugnate e portate in Cassazione. Dopo sarà il primo ministro a firmare un eventuale decreto di estradizione (può anche decidere di non farlo, ma non è quella l'aria che tira oggi sulle rive della Senna). In seguito si potrà fare ricorso al Consiglio di Stato. Insomma, potrebbe essere una lunga storia, tra un anno e mezzo e tre anni. Rispetto al passato, comunque, esiste oggi una volontà politica ai vertici dello Stato per andare fino in fondo. E solo poche e timide polemiche in Francia: niente a che vedere rispetto alla solidarietà per Battisti, quando nel 2004 seguì lo stesso iter. A proposito: anche lui era stato messo in libertà vigilata. E arrivò il decreto di estradizione. Ma era già fuggito verso accoglienti spiagge brasiliane. --© RIPRODUZIONE RISERVATA