Accerchiato dopo lo strappo, Agnelli senza pace
Antonio Barillà/torinoI nuovi strali di Aleksander Ceferin, presidente Uefa. Le allusioni di Zibì Boniek, appena designato suo vice. Le azioni legali valutate da alcuni presidenti di Serie A. L'eco raggiunge la Continassa dove Andrea Agnelli si barrica come ogni giorno, anche se adesso l'ufficio è un po' rifugio, riparo da una tempesta violenta. Il numero uno della Juventus non è sorpreso, dal naufragio della Super League è passato pochissimo tempo, si sforza di rimanere sereno e si consola con telefonate e messaggi amici che lo aiutano a sentirsi meno solo. Dal punto di vista della politica sportiva, però, resta accerchiato. «Potrei essere stato ingenuo davanti alle sue promesse, ma dico sempre che è meglio essere ingenuo che bugiardo» rincara Ceferin a 24ur, svelando un retroscena: davanti alle rassicurazioni dell'amico sull'infondatezza dello strappo, aveva chiesto di stilare un documento comune e preparato una bozza, Agnelli s'era riservato di ritoccarla ed è sparito spegnendo il cellulare. Il presidente bianconero non ribatte, sa che è il momento di tacere, non cede nemmeno al dibattito sulla semplificazione bizzarra tra buoni e cattivi che si dipana in queste ore, con il numero uno Fifa a sua volta nell'occhio del ciclone per l'aumento di stipendio - 500 mila franchi - in piena pandemia. Zitto anche davanti alle non parole di Boniek a radio Kiss Kiss («Potrei dire mille cose su Agnelli, ma preferisco rimanere in silenzio e tenermi tutto per me») e si prepara al fuoco dell'assemblea di Lega di oggi: si discuteranno le dimissioni di Beppe Marotta e si attenderanno le decisioni di Paolo Scaroni, ma bersaglio grosso sarà lui. Alcuni presidenti si sono rivolti a uno studio legale di Milano per capire se ci sono i margini per chiedere i danni in merito alla decisione sui fondi presa mentre lavorava alla Super Lega, in assoluto ci sono club intransigenti nei suo confronti, come Roma e Torino, ma anche chi cerca di abbassare i toni. Agnelli cerca di isolarsi: pranza nell'ala della squadra, studia le sue carte, rispetta gli appuntamenti. Ma, soprattutto, in questa fase è solo e questo aspetto, escluse le dimissioni, rischia di minarne il futuro. Nessuna mossa, ma resiste una domanda: potrà la Juventus permettersi un presidente ormai circondato da nemici, senza più rapporti o con rapporti tesissimi nelle istituzioni italiane ed europee? Ecco allora, tra valutazioni e rumors, fiorire candidature ascrivibili a due grandi cerchi: la Famiglia e la storia della Juve. Il primo profilo, è risaputo, conduce ad Alessandro Nasi, cugino del presidente bianconero e di John Elkann, il secondo sovrappone Marcello Lippi, in inedite vesti dirigenziali, e due figure «di rottura» che con Agnelli hanno fatto un pezzo di strada: Alessandro Del Piero, il Capitano, icona juventina ai primi passi nel management, e l'espertissimo Beppe Marotta, ad bianconero dal 2010 al 2018. Percorsi diversi, la nostalgia denominatore comune. Agnelli ascolta anche i gossip, memorizza gli scenari sugli eredi, ma resta tranquillo, sentendosi al sicuro. In attesa di ricuciture pur complicatissime e di nuovi progetti per migliorare il calcio, meno raffazzonati d'una Super Lega durata soltanto 48 ore. --© RIPRODUZIONE RISERVATA