Minacce di morte per riscuotere il debito inesistente
Maria Fiore / arena poSi era presentato come lo zio della lavoratrice e, secondo l'accusa, aveva preteso con le minacce il pagamento di 24mila euro per un presunto credito di lavoro. Angelo Villa, 60 anni, è stato condannato a un anno e 8 mesi per l'accusa di tentata estorsione. La vittima, un imprenditore del settore automobilistico, secondo quanto ricostruito dal processo sarebbe stato avvicinato in un deposito ad Arena Po da Villa e da un altro uomo (che è stato giudicato a parte), che lo avrebbero minacciato di morte se non avesse consegnato i soldi che spettavano a una lavoratrice. A fronte di un debito di quasi 7mila euro per contributi Inps e Inail, maturati dopo il fallimento della ditta dell'imprenditore, i due avevano chiesto una cifra più alta, di 24mila euro. il risarcimento Il giudice Luigi Riganti ha anche condannato l'uomo a risarcire l'imprenditore, assegnando un anticipo di 4mila euro sulla quantificazione del danno che sarà precisato davanti a un giudice civile. Assolta, invece, la lavoratrice: era finita a processo con l'accusa di essere la mandante della richiesta di denaro. La donna, secondo la ricostruzione che aveva portato al suo rinvio a giudizio, avrebbe inviato i due uomini a riscuotere il debito maturato nel 2003 come mancato versamento previdenziale. La società era fallita nel 2004, ma il fatto, avvenuto in un deposito dell'azienda ad Arena Po, risale al 25 luglio del 2016. La lavoratrice è stata assolta per non avere commesso il fatto. Le motivazioni della sentenza devono essere ancora depositate. --