Bongiorno: «Decisione di Conte Ora citerò in aula l'ex premier»
l'intervistaGrazia Longo / ROMAAvvocato Bongiorno, come valuta il rinvio a giudizio del senatore Salvini? «La decisione dell'allora ministro Salvini di non far sbarcare i 147 migranti dell'Open Arms fu dettata dalla linea politica del governo Conte 1. Faccio fatica, quindi, a pensare che ora il leader della Lega debba andare a processo. Ci sono ambiti politici in cui i magistrati non devono entrare. Le sentenze non si possono sostituire ai voti. I tribunali non si possono sostituire alle urne». Salvini sostiene di aver agito per conto del governo. Però il gup non gli ha creduto.«L'udienza preliminare, è un'udienza filtro, non una sentenza di condanna. Tuttavia non si è tenuto conto della linea politica del governo Conte 1 per cui i salvataggi in mare dovevano avvenire solo quando erano di competenza e necessari. L'Open Arms, invece, batteva bandiera spagnola e i salvataggi potevano avvenire in acque libiche e maltesi, quindi l'Italia non c'entrava nulla. Salvini attuò la linea politica del governo in modo condiviso. Ma il vero problema sta a monte».Dove?«Nella scelta del Parlamento di mandare a processo Salvini. Quegli stessi partiti che prima erano al suo fianco quando lui era il titolare del Viminale, lo hanno poi scaricato appena è uscito dal governo. Questi politici hanno commesso un grave errore perché hanno demandato le loro scelte nelle mani dei magistrati. Si sono rivelati timorosi di rimarcare la linea di confine tra poteri dello Stato».Il Parlamento è dunque venuto meno al suo ruolo?«Sì, perché alcuni partiti hanno fatto prevalere il proprio interesse a quello supremo della politica. Poiché Salvini non era più in auge come ministro, ma era comunque molto temibile come avversario politico, lo hanno voluto danneggiare non sulla base della dialettica politica ma consegnandolo al giudizio della magistratura. Mentre sul caso della nave Diciotti avevano votato in modo opposto, risparmiandogli il processo. Ma le scelte politiche non dovrebbero essere sottoposte al potere della magistratura».Intravede altri limiti al fatto che, secondo lei, il potere giudiziario vada a sostituire quello politico?«È un vero peccato che il Parlamento abbia messo nelle mani della magistratura tutto questo potere, tanto più che anche quest'ultima ha le sue grane. Siamo in un momento in cui assistiamo alla crisi della magistratura: basti ricordare quelle intercettazioni in cui Palamara sosteneva che nonostante Salvini avesse ragione andava attaccato. E la politica che cosa fa? Indietreggia e favorisce la magistratura». Per la stessa accusa di sequestro, ma a Catania sul caso della nave Gregoretti, il pubblico ministero ha chiesto il non luogo a procedere. Perché, invece, il gup di Palermo ha deciso per il rinvio a giudizio?«Disorienta che sullo stesso tema sia stata presa una decisione opposta. Comunque le tappe intermedie non contano, conta il finale. E quello ci darà ragione. Io, in ogni caso, citerò l'ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio per dimostrare che il divieto di sbarco fu frutto di una valutazione politica collegiale dell'intero governo». --© RIPRODUZIONE RISERVATA