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il casodall'inviato a beirutIl primo ministro libico Abdulhamid Dbeibah arriva oggi ad Ankara con una delegazione di quattordici ministri e un'agenda orientata al business della ricostruzione. La Turchia vuole ritagliarsi la parte del leone, soprattutto in Tripolitania, ed è in competizione diretta con l'Italia. Più che le parole «franche» di Mario Draghi sul presidente Erdogan, preoccupa il ritrovato dinamismo italiano, con la visita del premier a Tripoli della scorsa settimana. Dalla Libia continuano arrivare segnali contraddittori. Come la liberazione, ieri, del famigerato trafficante di uomini Abdurahman al-Milad, detto Bija, arrestato lo scorso ottobre e al centro delle polemiche sui «compromessi» del governo italiano per frenare i flussi migratori. La situazione è fluida e il leader turco sembra voler ribadire la posizione privilegiata conquistata con «gli stivali sul terreno», quando alla fine del 2019 ha inviato centinaia di consiglieri militari e poi migliaia di mercenari siriani, oltre a decine di droni. I rapporti di forza sul campo sono difficili da modificare ed Erdogan punta a raccoglierne i frutti economici. Il cambio della guardia ai vertici libici ha però complicato le cose. Il patto con il precedente premier Fayez al-Serraj prevedeva il boccone più ghiotto, la ricostruzione dell'aeroporto internazionale a Sud della capitale, distrutto dai combattimenti nel 2014, all'inizio della seconda fase della guerra civile. Dbeibah ha giurato lo scorso 15 marzo ed è stato invitato ad Ankara subito dopo l'incontro con Draghi. Segno che i turchi vogliono ribadire le loro prerogative. «Saranno affrontati - sottolineano - tutti gli aspetti delle relazioni turco-libiche, che hanno profondi, storici legami». Il portavoce di Erdogan ha confermato che i colloqui verteranno sul settore dei servizi, come energia e salute, e sul ritorno delle aziende turche per riprendere le attività interrotte, con «un ruolo attivo» nella ricostruzione. Altro punto che sta a cuore ad Ankara, oltre agli accordi militari sull'addestramento dell'esercito libico, è la conferma del patto sui confini marittimi firmato da Al-Serraj nel novembre del 2019, che dà molto fastidio alla Grecia. Il premier greco Mitsotakis ha chiesto di cancellarlo durante la sua visita a Tripoli in concomitanza con Draghi. La minaccia di bloccare contratti per 83 milioni della nostra Leonardo si lega anche a questa partita e a un temuto asse Roma-Atene. -- gio. sta. © RIPRODUZIONE RISERVATA