Come reagisce l'organismo Perché e quando accade

valentina arcovioOgni volta che prendiamo un farmaco, anche un'aspirina, l'organismo ha una piccolissima percentuale di probabilità di rispondere in modo imprevisto, perfino grave. Si tratta di eventi rarissimi, dell'ordine di 1 su 1 milione. A volte poco di più, ma più spesso molto di meno.È un dato di fatto che milioni di persone, ogni giorno, ignorano, ritenendo i benefici di un farmaco di gran lunga superiore ai rischi: si prende una pillola per il mal di testa anche se c'è una remota possibilità di morire per emorragia gastrointestinale. «È così anche per i vaccini», spiega Giovanni Maga, direttore dell'Istituto di genetica molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Igm). «Solo che, a differenza di altri farmaci, li facciamo per evitare di ammalarci o di diffondere malattie potenzialmente mortali», aggiunge. Le «reazioni avverse», gravi della quasi totalità dei vaccini in uso, compresi quelli contro Covid-19, sono eventualità rarissime. Ma succede. «E quante più persone vengono vaccinate, tante più reazioni avverse registriamo», sottolinea Maga.La stragrande maggioranza delle persone, dopo un vaccino, non risente di alcun effetto collaterale. «Può capitare che qualcuno sviluppi qualche forma di "fastidio", come dolore o gonfiore nel sito dell'iniezione, mal di testa, spossatezza, febbre, malessere», spiega Maga. Sono sintomi che possiamo interpretare come segnali che il sistema immunitario sta reagendo al vaccino. «Con il vaccino introduciamo nell'organismo degli antigeni, pezzetti di virus e batteri che servono a "insegnare" al sistema immunitario a riconoscerli e a contrastarli nel caso in cui li incontrasse di nuovo in seguito - aggiunge -. Il meccanismo attraverso il quale si generano le cellule di memoria che servono a produrre gli anticorpi contro un virus o un batterio, si compone di due fasi. Nella prima fase viene stimolata la risposta immunitaria innata, una reazione infiammatoria immediata al vaccino. Nella seconda fase avviene la stimolazione dell'immunità adattativa, in cui si verifica la codifica degli antigeni in modo che le cellule producano gli anticorpi che consentono di individuare e poi neutralizzare l'agente patogeno». Le reazioni avverse insorgono normalmente nella prima fase, anche quelle più gravi e rare. «Lo shock anafilattico, la trombosi, problemi neurologici, per citare qualche reazione avversa grave, si verificano quando si scatena una forte infiammazione - dice Maga -. Considerata la loro estrema rarità, ipotizziamo che siano legati alla particolare fisiologia di una persona».Non è quindi tanto il vaccino, quanto la suscettibilità di un singolo a reazioni infiammatorie eccessive. Invece, le reazioni avverse più comuni, come febbre e dolore, si presentano entro 72 ore. Salvo casi particolari, come il vaccino contro il morbillo, in cui la febbre può presentarsi una settimana dopo l'inoculazione. Non c'è modo di prevedere chi tra i sani che si sottopongono a un vaccino svilupperà una reazione avversa. «Statisticamente le reazioni avverse ai vaccini anti Covid-19 si verificano di più nelle donne, ma non è chiaro il perché».Più a rischio di riportare reazioni avverse sono le persone alle quali viene sconsigliata la vaccinazione per problemi di salute o per patologie pregresse. «Per loro la speranza si chiama immunità di gregge». --© RIPRODUZIONE RISERVATA