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Esasperati. Sconfortati. Tredici mesi dopo l'imposizione del primo lockdown generalizzato gli italiani appaiono sull'orlo di una crisi di nervi. Ulteriore segnale di disagio la protesta sfociata in tafferugli ieri mattina nei pressi di Montecitorio in concomitanza con blocchi stradali in più aree del Paese. Per quanto dietro questi episodi si possa sospettare la strumentalizzazione del malessere da parte di alcune formazioni politiche, è evidente il diffondersi dell'insofferenza verso misure restrittive più o meno uguali a un anno fa quando tutta l'Europa fu travolta dalla pandemia. Sembriamo impantanati nella trincea di quel tremendo marzo 2020. Le categorie più esposte - le meno garantite e socialmente meno influenti - sono al limite della povertà. Con un ulteriore aumento delle diseguaglianze. E un nuovo paradosso. Infatti l'Istat ha certificato un aumento record, da quando è nato l'euro, del risparmio accumulato dalle famiglie italiane: sui conti bancari e postali giacciono attualmente 1.117 miliardi con un incremento rispetto ai mesi pre-pandemia di ben 75 miliardi. Insomma nell'anno del disastro economico-sociale una massa di risparmiatori ha realizzato un consistente tesoro. Chi beneficia di un reddito fisso ha messo da parte in attesa di tempi migliori visto che è bloccato in casa e, non per propria colpa, non ha modo di spendere. Altri invece, costretti a confrontarsi con il mercato, rischiano il dissesto. Mentre i più penalizzati sono i giovani e coloro i quali si trovano nella fascia d'età tra i 30/40 anni: stanno bruciando i risparmi (se ne avevano) per tirare a campare. Oppure devono ricorre al welfare familiare facendosi aiutare dai genitori o dai nonni pensionati. Tutto questo nell'arco temporale, sempre secondo l'Istat, in cui si sono persi quasi un milione di posti di lavoro: ben 945mila. Neppure la nascita del nuovo governo, con un'ampia e disomogenea base parlamentare da Leu alla Lega, è in grado di rincuorare i cittadini. La campagna vaccinale procede ancora troppo a rilento. Se l'esecutivo guidato da Conte comunicava troppo e male, forse questo presieduto da Draghi comunica poco ma ugualmente male. Il raggiungimento dell'obiettivo di vaccinare mezzo milione di persone al giorno slitta di volta in volta. Alle inefficienze nazionali, ai pasticci delle Regioni, si somma la confusione europea sul siero AstraZeneca. Una babele di ordini e contrordini. Un procedere in ordine sparso. È il peggior contributo che si possa dare a un certo clima antiscientifico e negazionista. Ci ritroviamo così - ecco un altro paradosso - in una condizione di minor fiducia rispetto a un anno fa. Una dura prova per la tenuta della coesione sociale, in attesa della ripartenza con le risorse del Recovery plan. --© RIPRODUZIONE RISERVATA