Truffe con falsa eredità sette anni di carcere per la nipote e i nonni

PAVIAA dicembre aveva patteggiato due anni e otto mesi per venti raggiri, compiuti con i trucchi più fantasiosi. Ieri pomeriggio per Erika Alini, 36 anni, è scattata una condanna a 4 anni e 6 mesi per altre truffe. Tra queste, il raggiro legato a una (inesistente) eredità da oltre 2,5 milioni di euro da incassare da un lontano parente in Svizzera: un espediente per farsi consegnare da sei vittime, a titolo di prestito, quasi 160mila euro con la scusa delle spese da affrontare per ottenere quel patrimonio. Insieme alla 36enne sono stati condannati, due anni e 4 mesi anche i nonni: Diego Bianchi, di 82 anni, e Francesca Grignani, di 80 anni, avrebbero avuto, secondo l'accusa, un ruolo nel raggiro. Condanna, a un anno con pena sospesa, anche per Aurelio Spiaggi, conoscente della famiglia (l'avvocato Silvia Gavoni ha già annunciato che farà ricorso in appello). Ma per Alini potrebbe non essere finita. A suo carico ci sono altri cinque processi, sempre per truffa. Il suo avvocato Alessio Corna aveva cercato di giocarsi la carta dell'incapacità di intendere e di volere, ma non è bastato a evitare la condanna del giudice Luigi Riganti. La donna dovrà pagare anche 20mila euro di provvisionale, mentre il resto del risarcimento sarà quantificato in sede civile. Nel primo filone, terminato con il patteggiamento, l'imputata si era spacciata per amica di bancari, imprenditrice e medico, riuscendo così a raggirare molte persone, commercianti e anche un concessionario di auto. Il secondo filone processuale (in cui le vittime sono rappresentate dagli avvocati Cristina Gabetta, Anna Cicala e Ricotti) nasce dalla denuncia di quattro vittime, raggirate con una messinscena identica: un parente in Svizzera che muore, una eredità giacente da recuperare e prestiti per poter sostenere le spese della procedura e riuscire ad accaparrarsi il patrimonio. In un caso gli imputati dovevano rispondere di avere raggirato madre e figlio, loro parenti, chiedendo 17mila euro in prestito e rassicurandoli che avrebbero ricevuto indietro la somma alla conclusione della procedura, una volta ottenuta l'eredità. Per altre due vittime l'importo del raggiro era molto più consistente, di 160mila euro. In questo caso le vittime non si sono costituite parte civile ma hanno fatto una causa davanti al giudice civile che ha riconosciuto il credito e disposto i pignoramenti, che però non hanno portato a un effettivo ristoro del danno subito. --M. Fio.