Uccise il padre a coltellate, condannato a 18 anni

CASALNOCETOLa Corte d'Assise di Alessandria ha condannato a 18 anni di reclusione il 44enne Andrea Pagani Pratis, reo confesso dell'omicidio del padre Antonello di 74 anni, accoltellato a morte il 27 settembre 2019 nell'abitazione di famiglia in via Roma a Casalnoceto. Tra lui e il padre, prima della tragedia, si erano verificati litigi continui e più di una volta i carabinieri erano intervenuti, arrestando anche il 44enne per i suoi comportamenti violenti nei confronti del genitore. Nella notte tra il 26 e il 27 settembre, Andrea Pagani Pratis aveva avuto un incidente con l'auto del padre e questo probabilmente aveva scatenato l'ennesima discussione poi finita con un delitto.Ieri mattina, alla lettura della sentenza in tribunale, era presente l'imputato con il suo difensore Pietro Ratti di Tortona, il pubblico ministero Enrico Cieri e la parte civile, il fratello dell'imputato, Diego Pagani Pratis, rappresentato dall'avvocato Giorgio Lobianco di Voghera. All'imputato la Corte ha ritenuto di dover concedere le attenuanti generiche (fra le quali la confessione) prevalenti sulla contestata aggravante, ovvero il parricidio, quindi la pena richiesta dal pm di 24 anni è stata ridotta a 18. Il verdetto non è stato ben accolto sia dalla difesa che dalla parte civile.L'avvocato Ratti ha dichiarato che «la sentenza non ci soddisfa, la impugneremo dopo aver letto le motivazioni», ribadendo e rimarcando l'importanza delle perizie psichiatriche di parte che giudicavano il suo assistito incapace di intendere e volere (le altre tre erano di parere opposto). Alla parte civile che aveva chiesto un indennizzo di un milione di euro, andranno in base alla sentenza 50 mila euro, ma l'amarezza del figlio della vittima nonché fratello dell'imputato, è per una condanna giudicata troppo lieve, come spiega l'avvocato Lobianco: «Gli anni che Andrea Pagani Pratis dovrà scontare non saranno mai troppi per il mio assistito, deluso per quella richiesta di ergastolo mai presentata dal pubblico ministero. La perizia da noi presentata confermava la sua capacità di intendere e volere», come quella del tecnico incaricato dalla Corte che ha giudicato l'imputato anche socialmente pericoloso.Al termine della lettura della sentenza, il 44enne che negli ultimi mesi ha vissuto nella clinica Rems "San Michele" di Bra, struttura sanitaria che accoglie gli autori di reato affetti da disturbi mentali e socialmente pericolosi, è stato trasferito direttamente in carcere dove inizierà a scontare la condanna. --PAOLA DELLAGIOVANNA