Il Comune a muso duro contro l'autorizzazione dell'impianto fanghi
LOMELLO«Il nostro Comune è fortemente contrariato per la decisione di imporre al prodotto il nome "Miscela fango Lomello concimi", che riteniamo quanto meno avventato e irrispettoso». Questa è solo una delle numerose osservazioni avanzate dalla sindaca Silvia Ruggia in merito alla richiesta di rinnovo dell'Autorizzazione integrata ambientale (Aia) da parte della società Lomello Concimi, che nei mesi scorsi si è insediata nel sito già occupato dal Centro ricerche ecologiche (Cre) per la produzione di fanghi per l'agricoltura. La nuova società ha presentato alla Provincia la richiesta di Aia per l'impianto di messa in riserva e trattamento per l'utilizzo in agricoltura di rifiuti speciali non pericolosi e deposito preliminare di rifiuti speciali pericolosi. «La domanda - precisa Ruggia - contiene molteplici varianti all'autorizzazione rilasciata nel 2011 e alle successive modifiche che comportano un aggiornamento dell'Aia non condivisibile. I documenti contengono incoerenze e, in realtà, l'Allegato tecnico è stato profondamente modificato e quindi, a nostro parere, non pare trattarsi di un mero rinnovo. Abbiamo rilevato che in alcuni casi, immotivatamente, sono state apportate modifiche o addirittura stralci di procedure o di prassi di esercizio dell'impianto, all'epoca faticosamente ottenuti, con funzioni di garanzia e sicurezza». Il Comune si riferisce, per esempio, alle concentrazioni ammissibili nei fanghi in ingresso agli impianti di trattamento, in cui il valore ammissibile del cromo totale è pari o inferiore a 900, mentre il "decreto Genova" impone un valore pari o inferiore a 200. «Ancora una volta - prosegue il sindaco - dobbiamo puntualizzare la questione relativa ai controlli di efficacia e alla sostituzione dei biofiltri: si ribadisce che devono comunque essere rigorosamente rispettate le condizioni indicate dal costruttore circa la loro efficienza in termini temporali massimi. L'allegato tecnico riferisce poi di una non meglio identificata torcia, che non ci risulta essere presente nell'impianto e, non essendo prevista alcuna fase di combustione, non se ne comprende l'esistenza. Infine, non vi è traccia di un piano d'emergenza interno né esterno». --Umberto De Agostino