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VIGEVANOI tesori longobardi scoperti alla Belcreda di Gambolò nel 2018 hanno trovato collocazione degna al Museo archeologico di Vigevano: si tratta di una parte dei corredi funerari recuperati da sei tombe (dov'erano sepolti tre donne e tre uomini). La Sovrintendenza ai beni archeologici ha voluto così completare il percorso storico e di ricerca che, nel museo ducale (situato al castello Visconteo, con ingresso da via XX Settembre) ricostruisce l'insediamento longobardo in Lomellina.Il sito della BelcredaL'ultimo tassello è appunto rappresentato dai ritrovamenti nel sito ai bordi della strada provinciale, all'altezza della Belcreda, durante gli scavi per il passaggio di un gasdotto Eni. «I reperti - spiega l'ex direttrice del museo vigevanese ed ex dirigente della Sovrintendenza, Rosanina Invernizzi - sono collocati nella sala con i ritrovamenti più recenti, cioè quella dell'età tardo antica. Le altre sale riguardano la preistoria, i primi insediamenti e l'epoca romana. Il museo non solo tiene conto di tutti i periodi storici, ma anche della dislocazione dei ritrovamenti nei vari comuni lomellini, che sono tutti rappresentati. L'idea è quella di dare un quadro generale della vita del passato». Un patrimonio completato dal materiale recuperato in 6 delle 27 tombe di Gambolò fin qui esplorate: non ci sono resti umani, consumati letteralmente dal trascorrere del tempo, mentre parte degli oggetti rinvenuti sono ancora in fase di analisi: non è escluso che la loro futura collocazione possa essere il Museo archeologico della Lomellina al castello di Gambolò.In quello di Vigevano, dunque, si possono ammirare monili, un'ascia (probabilmente appartenente a un guerriero longobardo) e altri reperti. Risalgono in modo chiaro all'epoca longobarda e indicano la presenza in un zona di un piccolo insediamento. I Longobardi erano una popolazione di stirpe germanica che dal basso corso del fiume Elba si mosse verso le terre più calde a sud; nel VII secolo dopo Cristo penetrarono in Italia strappandola in buona parte ai bizantini.Nelle sale del museo vigevanese (dove è allestita anche una mostra temporanea intitolata «Specchio delle mie brame», dedicata alla bellezza attraverso i secoli) si possono trovare vere e proprie ricostruzioni della vita domestica nei tempi passati e si può comprendere anche come era organizzata la Lomellina. «Il museo - continua la direttrice Galli - è un vero e proprio "racconto" che permette di seguire lo sviluppo della civiltà in Lomellina. Si capisce l'importanza dei primi villaggi e si può comprendere come allo stesso tempo veniva rappresentato il mondo dei vivi e quello dei morti. La Lomellina era formata da tanti piccoli centri, sorti in prevalenza lungo i fiumi. Lomello è il centro più grande esistente già in epoca romana, ma siamo riusciti a ricostruire con disegni una parete di un'intera abitazione signorile situata a Gropello e purtroppo andata distrutta».Il Museo archeologico è aperto tutti i giorni (tranne il lunedì, festivi e prefestivi), dalle 9.30 alle 13.30 accogliendo fino a un massimo di 25 persone. --Andrea Ballone