Senza Titolo
l'intervistaStefano ManciniSorriso gentile, un vago accenno di imbarazzo iniziale. Ma è soltanto un attimo. Mick Schumacher sa dove vuole andare, come riuscirci e in quanto tempo. Dalla Formula 4 in su, un passo avanti ogni due anni. Premessa all'inizio dell'intervista via Zoom: «Parliamo di corse, non di questioni personali». Suo padre lasciò la Formula 1 a fine 2012. Un anno dopo battè la testa in un incidente con gli sci e non si è mai ripreso. Mick, quel dolore, se lo tiene dentro, è suo e di nessun altro. Il 28 marzo, questo ragazzo di 21 anni riporterà il nome Schumacher in Formula 1.Pronto a cominciare?«Si, decisamente pronto».Quali sono le difficoltà di un Gran premio e le cose che devi ancora imparare?«In F1 la strategia è molto complicata, bisogna scegliere le gomme giuste al momento giusto, tenere conto di safety car e bandiere gialle. Sono situazioni a cui mi dovrò abituare e su cui è importante lavorare. Per la fine dell'anno spero di essere d'aiuto al team nel prendere le decisioni».Tre giorni di test da dividere con il compagno di squadra e prove libere accorciate: tempi duri per gli esordienti.«È una sfortuna, io ho sempre amato guidare. Purtroppo hanno ridotto le occasioni per farlo, ma siamo tutti nella stessa posizione. Sono sicuro che andrà bene».Quale obiettivo si è dato per ritenersi soddisfatto a fine stagione?«Un miglioramento rispetto alle prime gare. Sarei felice di arrivare anche a guadagnare dei punti». È consapevole delle critiche che le pioveranno addosso al primo errore?«Dipende da come reagisci. Se prendi le critiche in maniera negativa non va bene. Se le accetti, se arrivano dalle persone che ti hanno a cuore, allora puoi convertire il negativo in positivo. È quello che faccio io».Il suo cognome può diventare un peso?«No».Ci saranno dei paragoni.«Non importa».La Ferrari è il suo prossimo sogno?«Sono molto contento di essere alla Haas. Sono al mio esordio e vorrei uscirne nel miglior modo possibile, poi vedremo che cosa il futuro ha in serbo per me. Adesso è tutto imprevedibile, ma non lo nego: sarebbe un sogno guidare una Ferrari come fece mio padre in passato».Stare in un team minore è un problema o ti allevia la pressione?«Qui sto bene. L'obiettivo è quello di crescere con il team giorno dopo giorno. Lavoriamo a stretto contatto con la squadra. C'è fiducia e collaborazione».Lei fa parte della Driver Academy. Da Mattia Binotto, il team principal della Ferrari,, che consigli ha ricevuto?«Beh, ovviamente siamo sempre in contatto. Se ci penso, il primo che mi viene in mente è "drive fast", vai forte».Il suo rapporto con Charles Leclerc?«L'ho incontrato quando era nel Team Prema di F2, è un ragazzo silenzioso. Poi è andato a correre in F1 e non ho avuto occasione di conoscerlo bene».Invece è diventato amico di Sebastian Vettel. Michael era stato per lui una sorta di tutor.«Sì, io e Seb ci parliamo regolarmente. Lui ha una grande esperienza, mi dà consigli. Ha un occhio di riguardo per me». Un suo giudizio su Hamilton come attivista contro il razzismo e in difesa dell'ambiente?«Preferirei non commentare».E come pilota? Quando ha vinto il settimo titolo la vostra famiglia gli ha regalato un casco appartenuto a suo padre.«Sì, ma è difficile fare paragoni tra piloti di periodi diversi».Lo sa che se il 28 marzo taglierà il traguardo del Gp del Bahrein, diventerà il miglior Schumacher al debutto? Suo zio Ralf e suo padre non conclusero la prima gara.«Davvero? Beh, non diciamolo troppo presto!».Qual è il suo primo ricordo legato alla Formula 1?«Ero seduto davanti alla tv. Non saprei dire quale Gran premio stessi guardando, ma nella memoria mi è rimasto un particolare: volevo gareggiare anch'io».Quando ha pensato di poter arrivare in F1? «Ci ho sempre pensato. Ho cominciato a crederci dopo il successo in F3. In F2 ho avuto problemi all'inizio, però l'anno scorso ho vinto ed eccomi qui». Ha mai parlato di Formula 1 con suo padre?«Sono questioni private, parliamo di motorsport».I tifosi italiani cominciano a conoscerla e ad amarla. Li ha incontrati?«Sì, nel 2019, prima della pandemia. Sarebbe stato grandioso rivederli l'anno scorso quando sono salito sul podio a Monza, ma il Covid-19 ce l'ha impedito. Spero ci siano molte altre occasioni». Li saluti in italiano.«Grazie a tutti, ci vediamo presto in pista». --© RIPRODUZIONE RISERVATA