Aggressioni alla moglie: 1 anno «Sentenza amara e in ritardo»

in oltrepoPer tre volte le avrebbe messo le mani attorno al collo, mandandola in ospedale. Episodi che, per la procura, configuravano il reato di lesioni e non di maltrattamenti. E per questa accusa Antonino C., un 62enne di Torrazza Coste, è stato giudicato e condannato dalla giudice Sofia Caruso: un anno di reclusione (pena sospesa) e 2.500 euro di provvisionale all'ex moglie, parte civile con l'avvocato Barbara Marini, legale dell'associazione Chiara di Voghera che si occupa di violenza sulle donne. Una sentenza che soddisfa solo in parte l'avvocato. «La decisione ci lascia l'amaro in bocca per diversi aspetti - dichiara Marini -. Intanto perché la sentenza arriva a distanza di tempo, visto che i fatti risalgono al 2015. E poi per le contestazioni formulate: la mia cliente era stata minacciata con un machete, trovato anche durante la perquisizione che era seguita al fatto, e per tre volte è stata costretta a ricorrere alle cure dei medici perché l'ex marito le ha messo le mani al collo. Speravamo almeno di poter avere un processo per maltrattamenti. Tanto più che la mia assistita ha dovuto trasferirsi per un anno nell'appartamento a indirizzo protetto dell'associazione». Come emerge dai capi di imputazione all'uomo era contestata solo l'accusa di lesioni. Accusa scaturita da tre episodi, in particolare, avvenuti in un arco di tempo di quasi un anno, tra il 23 aprile del 2015 e marzo 2016. Nel corso di litigi l'uomo l'avrebbe aggredita mettendole le mani al collo e procurandole, come da referti, lesioni considerate dai medici guaribili in 14, 20 e 7 giorni. Gli episodi, secondo quanto ricostruito nel processo in tribunale, sarebbero avvenuti in un contesto di tensioni continue a causa della separazione tra i coniugi. Nella denuncia la donna elenca diverse circostanze che parlano di atteggiamenti violenti da parte dell'ex marito. Alla fine il processo si chiude con una condanna (l'uomo potrà ancora fare appello) e con una provvisionale, una sorta di anticipo sul risarcimento, di 2.500 euro, in attesa di una più precisa quantificazione del danno. «La mia assistita voleva giustizia, l'ha avuta solo in parte ma di fronte al verdetto si è messa a piangere sentendosi comunque sollevata, perché ha ripercorso tutti i momenti difficili della sua vicenda», dice l'avvocato Marini. La giudice Caruso si è presa 90 giorni di tempo per motivare la sua decisione. A quel punto la difesa potrà valutare se presentare appello. --M. Fio.