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Il volontarioVuu Van Hoang vietnamita, volontario, dice di aver trovati il suo angolo di paradiso a Gambarana. Uomo schivo, quasi un eremita contemplativo che due-tre volte a settimana si trasforma in missionario: Giovanni (così lo conoscono in paese), a 70 anni suonati, parte in bicicletta alla volta della stazione di Torre Beretti per raggiungere in treno Milano. Un viaggio che fa sempre, estate e inverno. «Torno dai miei gesuiti - dice - per aiutarli nel preparare i pacchi alimentari da destinare ai poveri». Lui è povero per scelta: nella sua casa non ci sono televisione, computer, elettrodomestici e cellulari di ultima generazione. Nonostante viva senza comfort, il missionario vietnamita vuole comunque aiutare chi sta peggo di lui. A suo dire è una dimostrazione che solo chi ha provato sulla propria pelle la sofferenza dell'esilio può conoscere i bisogni di chi è in povertà. Il 70enne lasciò infatti il suo paese natale, il Vietnam, quando era ancora dilaniato da una guerra interna. Anche i suoi congiunti soni fuggiti da quella guerra ed ora vivono in Canada. Giovanni ha però scelto Gambarana. «Faccio lavori umili - conferma - e vivo di ciò che coltivo nel mio orto. Ho vissuto a Milano, dove ho studiato scienze alimentari, ed ho lavorato come lavapiatti e cameriere, per poi abbandonare la frenesia della città e cercare la pace in campagna. E qui a Gambarana ho trovato, ormai da trent'anni, quanto cercavo. Qui siamo in pochi e ci vogliamo tutti bene. Se qualcuno in paese ha un problema, quello diventa un problema di tutti noi: ci si aiuta a vicenda - spiega Giovanni -. È stato il richiamo della campagna a farmi capire che il mio piccolo paradiso era proprio qui, tra le risaie». La sua vita è fatta di contemplazione, di letture e di "preghiera attiva" come laico vicino al momndo dei gesuiti. Giovanni, il vietnamita lomellino, ha l'obiettivo di aiutare i meno fortunati e lo fa recandosi a Milano per aiutarli. «Ho un tetto che mi ripara ed una bici con cui muovermi: mi basta. Peggio di me sta molta gente, la fila è lunga - chiude il 70enne ormai lomellino d'adoziojne -. Per questo mi sento realizzato solo quando riesco a regalare il mio tempo a chi ha più bisogno di me; non tolgo nulla agli altri, ma agli altri cerco di donare».-- P.C.