La docente che ha avviato la sensibilizzazione

paviaGli orrori confermati dall'indagine della Procura di Roma sulla morte di Giulio Regeni avevano spinto a dicembre la professoressa Clelia Martignoni a redigere un appello. «Come tantissimi altri ero stata molto colpita dalla chiusura degli atti processuali - dice la studiosa - Ho firmato tutti gli appelli possibili e ho inviato una lettera al rettore, pubblicata tra le news dell'ateneo, che ha raccolto grande solidarietà tra amici e colleghi. Era giusto ora dedicare questo progetto a Giulio e fare arrivare anche dall'Università di Pavia una voce forte di adesione e commozione». Giulio Regeni, dottorando in Economia dell'Università di Cambridge, presso il dipartimento di politica e studi internazionali, è stato rapito in Egitto il 25 gennaio del 2016 e barbaramente ucciso. Era solo uno studente, impegnato a raccogliere materiale per la sua tesi in politica economica. «Il potere - riflettono gli organizzatori del ciclo di incontri - tende a percepire l'avanzamento della conoscenza, anche quella a favore della protezione dei diritti e della salute, come un'insidia alla propria stabilità. Nel corpo violato di Giulio si manifesta la paura del potere nei confronti della conoscenza che rafforza i diritti contribuendo ad aumentare la salute, e viceversa. E la protesta etica e civile sul corpo violato di Giulio da parte dell'Università, di cui era parte integrante ed essenziale come dottorando, e da parte dell'Università in tutte le sue componenti, senza distinzioni gerarchiche, ci sembra altrettanto necessaria e urgente, per testimoniare la vitalità delle istituzioni formative, la loro presenza, il loro desiderio di non essere parti sociali separate, ma di testimoniare un organismo potenzialmente unito, capace di mettersi in sintonia con lo sdegno diffuso». Il rettore Francesco Svelto si era fatto carico di segnalare alla CRUI - Conferenza dei Rettori delle Università Italiane - l'importanza di un'azione del sistema universitario per stabilire la verità sul caso Regeni e per chiedere la liberazione di Ahmadreza Djalali e Patrick Zaki, confermando così la sottoscrizione dell'appello di "Scholars at Risk" di marzo a favore dello studente egiziano. --m.g.p.