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l'intervistaFrancesco Rigatelli / MILANOÈ stato un Sant'Ambrogio «piovoso, casalingo e covidoso» quello di Massimo Galli, professore ordinario di Malattie infettive alla Statale di Milano e primario al Sacco, che finito l'albero di Natale trova il tempo per mettere in guardia dalla terza ondata. È inevitabile come dice Crisanti? «Quando finì la prima ondata e mi chiesero se ci sarebbe stata la seconda risposi: non è obbligatoria, ma dipende dai comportamenti di tutti. Purtroppo intanto la seconda ondata ci è costata oltre 25mila morti». Dipende solo dai comportamenti? «In gran parte sì e poi dalle misure del governo, da quanto vengono fatte rispettare e dall'aumento della capacità di testare e tracciare i contagiati. Se però gli italiani non si impegnano la seconda ondata riparte e poi non resta che chiudere». Terza ondata o ripresa della seconda? «È possibile una forte ripresa della seconda, il resto è questione semantica». Nell'attesa che situazione si aspetta per Natale? «Mi auguro che i contagi continuino a scendere, ma c'è sempre il serio e fondato rischio di un'inversione di tendenza». Qual è il livello di contagi accettabile? «L'indice Rt sotto 1 in ogni regione e pochi ricoveri negli ospedali. I 15mila contagi di ieri dipendono dai tamponi, che sono calati, per cui in realtà sono di più. Se scendessero sotto 3mila potremmo conviverci con regole, comportamenti e test adeguati. Quest'estate da poche centinaia siamo risaliti a 40mila in due mesi». Le chiusure del governo hanno funzionato? «Sì, il risultato sperato è arrivato, anche se incompleto. Ed è per questo che o si organizza meglio la convivenza col virus o la terza ondata più che una minaccia è una promessa. Non basta aspettare il vaccino». Le regole sulle feste la convincono? «Sì e dimostrano che il governo non vuole ripetere l'errore estivo. Si può discutere se siano sufficienti, ma non si può mettere in dubbio l'iniziativa». Cosa non le piace? «Non è il momento di discutere, ma di tenere fede alle regole senza ignorare il grande problema della terza ondata. Più che criticare la scarsa congruenza delle varie disposizioni bisogna cercare di fare del proprio meglio». A cosa si riferisce? «Muoversi tra comuni per Natale, nel caso di piccole città, potrebbe pure essere consentito, ma si deve tener presente che si tratta di regole per tutti, che non è facile formulare». Esiste un caso Italia per i morti? «Esisterebbe se ci fosse la prova che le persone non sono state curate a sufficienza, e non mi pare così. Forse non ce ne rendiamo conto, ma gli italiani sono tra i più longevi al mondo, con tante persone fragili e affette da diverse patologie. Molte di queste purtroppo non potevano reggere». E un caso Lombardia? «Per motivi ancora misteriosi la prima ondata si è abbattuta soprattutto su questa regione, e questo ha portato a un contagio serpeggiato fino a oggi. È il territorio con più morti, ma anche il più abitato, dinamico e infettato. Pesano numerosi errori, che non sta a me rivangare, e l'insufficienza come altrove della medicina territoriale, però non si può prescindere dal caso con cui si è diffuso il virus».Continuano ad arrivare buone notizie sui vaccini, che tempi prevede? «La vaccinazione potrebbe iniziare i primi mesi dell'anno prossimo, ma penso sia irrealistico che finisca a settembre. Più che discutere sulla sua obbligatorietà o meno mi preoccuperei di cominciare per convincere le persone». In Regno Unito lo hanno fatto, un rischio? «Evidentemente per le loro autorità sanitarie si poteva cominciare e questo certamente aiuta i cittadini a fidarsi. Va considerato che col vaccino antinfluenzale il Regno Unito raggiunge il 70 per cento della popolazione contro il 54 dell'Italia, mentre Francia, Svezia, Austria e pure Germania stanno sotto. La vaccinazione europea fa bene a partire con le migliori garanzie necessarie, ma è tutta da scrivere». --© RIPRODUZIONE RISERVATA