Senza Titolo
m. grazia piccalugaNel 1990 Guido Spaini si è inventato una creatura unica in Italia, una mostra mercato di piccoli editori. Insieme alla sorella Gloria e al cognato Michele apriva le porte del castello di Belgioioso a legioni di lettori curiosi. L'aveva battezzata "Parole in tasca" , poi "Parole nel tempo". Con quell'aria un po' bohemienne, fintamente distratto, tra una telefonata e una sigaretta sempre tra le dita, Guido incantava parlando di libri, di giovani autori, di editori coraggiosi. Il 4 gennaio 2005, quando sua figlia Caterina aveva solo due mesi, un aneurisma gli ha tolto la parola. Una cesura netta, tra il prima e il dopo. La nuova vita, terminata la riabilitazione, è cominciata lontano da Pavia. E alle parole (poi recuperate) Spaini ha affiancato un nuovo linguaggio per il suo inesauribile desiderio di raccontare: la fotografia. I suoi scatti - impregnati di salsedine perché nascono tra la spiaggia e il borgo di Marina di Pisa dove oggi, 64enne, vive con la sua gatta Micia Nera- sono diventati un catalogo e presto anche una mostra. Quasi geometrie. Infiniti e altre imprecisioni è pubblicata da Eclypse, edizioni arte, a cura di Leonardo Conti.Quel filo azzurro«Ho sempre sognato di trasferirmi al mare, per me è vita - racconta Spaini che invece è un uomo di pianura, quella piacentina - Ogni mattina, in questa nuova vita, scendo verso la spiaggia. Ho sin da giovane la passione per la fotografia, ereditata da mio padre - racconta lui al telefono - E trovo che parola e immagine alla fine non siano poi così diverse. La fotografia è solo una scrittura più veloce, più immediata».Una sedia vuota sui sassi, ombrelloni chiusi, nuvoloni arruffati sul mare in tempesta, il vento che sferza un trabucco. E poi due suore che, con la tonaca rimboccata, camminano sul bagnasciuga.«Sto lavorando sul tema della solitudine che non è solo delle persone ma anche degli oggetti lasciati in un luogo, immobili o magari dimenticati - racconta Spaini - Vado in giro e fotografo quello che vedo e che mi piace. Durante il primo lockdown in primavera, su suggerimento di mia figlia Caterina, ho cominciato a postare sui social. E, senza che cercassi consensi, sono invece arrivati giudizi incoraggianti». Leonardo Conti, un amico gallerista, ha voluto fargli una sorpresa. Gli ha chiesto alcuni scatti e ha realizzato il libro. carta e social, due mondi diversi La parola libro evoca nostalgie. Per 20 anni Guido Spaini ha organizzato al castello di Belgioioso mostre mercato che creavano lunghe file alla biglietteria. «All'epoca avevo e ho ancora una grande attenzione per i piccoli editori - ricorda -. Una domenica del 1989 seguivo in tv un'intervista a Elvira Sellerio. L'ho chiamata e le ho esposto la mia idea: una vetrina per gli editori. "Ti dò una mano" mi disse. Andai a trovarla a Palermo e nacque una bella amicizia».Oggi basta un click per trovare un titolo o un autore. Ma negli anni Novanta, senza lo strapotere della Rete e dei social, Belgioioso era uno dei rari luoghi in cui scoprire le novità, conoscere scrittori ed editori, immergersi nel profumo della carta. «A me piace ancora molto andare in libreria» confessa lasciando trapelare un po' di nostalgia.In realtà si occupa ancora di comunicazione e cultura (nel 2003 ha fondato con Matilde Meucci lo Studio Spaini&Partners, che ha curato la comunicazione di oltre cinquecento mostre d'arte) ma il sogno di "Parole nel tempo" è svanito. Pochi aiuti dagli enti pubblici, costi troppo gravosi per un privato l'hanno costretto ad arrendersi.Delusioni e grandi emozioniE poi la malattia improvvisa. Che ha tolto. Ma anche dato. «Cosa mi ha portato in più? - si domanda - Forse una consapevolezza diversa, di certo grandi emozioni. Una tra tante: nei mesi in cui sono stato in ospedale Giorgio Boatti è venuto a trovarmi tutti i giorni. Io ero completamente in un'altra dimensione. Oltre a chiedere a ogni infermiera del reparto di sposarmi (sorride) chiamavo tutti Mario. Tanto che Boatti ha scritto per me un libro: "Quando tutti ci chiamavamo Mario"». --© RIPRODUZIONE RISERVATA