Fracassi scrive al presidente Conte «Grave errore non ascoltare i territori»
Luca Simeone / pavia«Lo sbaglio più evidente è stato quello di individuare un falso nemico: i bar, i ristoranti, le palestre. Perfino i cinema e i teatri», invece di ascoltare «i territori», «quelle Istituzioni che, più di tutte, sono vicine alle persone». E pur ammettendo che non è «facile trovare un bilanciamento tra le esigenze della sanità e quelle del commercio, della vita di tutti i giorni», il Dpcm di sabato è stato «un grave errore: un errore che può mettere a repentaglio il presente e il futuro di questo Paese». Il sindaco di Pavia Fabrizio Fracassi scende in campo per dire la sua sul decreto di sabato del presidente del Consiglio, un provvedimento che a partire da Napoli sta provocando reazioni più o meno veementi in tutta Italia, e che sta portando alla mobilitazione anche gli esercenti di Pavia e provincia. Lo fa, Fracassi, con una lettera al presidente del Consiglio Giuseppe Conte alternando toni formalmente morbidi ad affondi che danno pieno sostegno alle ragioni delle categorie colpite dal nuovo provvedimento del governo, a partire da bar, ristoranti e palestre. «Poco o niente è stato fatto, invece, per limitare quelle situazioni che sono, invece, probabili fucine di contagio», a cominciare dai trasporti: «L'impressione, e lo dico con profonda amarezza, è che i territori non vengano ascoltati e che si preferisca calare le decisioni dall'alto, nell'illusione che il confronto non serva, quando invece è indispensabile». la camminata di protestaLa lettera del sindaco sembra cogliere il sentimento di protesta che, come detto, anche e Pavia provincia si è rapidamente diffuso tra le categorie interessate dal decreto. E che ha portato a ipotizzare un primo appuntamento pubblico per sabato prossimo alle 20 in piazza della Vittoria a Pavia. A tirare le fila è Luca Filippi, ex presidente di Asm lavori ed ex consigliere comunale, oggi titolare del Lebowski Cafè di viale Libertà, che ha lanciato un'idea tramite Facebook, quella di una camminata pacifica per la città in segno di dissenso per gli effetti che le chiusure totali (è il caso in particolare di palestre, teatri, cinema, locali) e parziali (bar e ristoranti, con obbligo di chiusura entro le ore 18) avranno sulle varie attività.L'intenzione è quella di provare a saldare tutte le categorie economicamente danneggiate dal provvedimento del governo e quindi di costituire un fronte unico della protesta, come d'altra parte sta accadendo anche in altre città.Un provvedimento, quello appena emanato, che sta portando alcuni esercizi, in particolare quelli la cui attività è concentrata nelle ore serali (a Pavia ad esempio il Caffè Teatro e il First American bar, entrambi in Strada Nuova) ad abbassare del tutto la saracinesca, almeno per qualche giorno, in attesa di capire come sarà possibile conciliare il lavoro con le restrizioni imposte per decreto. le adesioniTornando all'iniziativa programmata per sabato sera, Luca Filippi propone di far svolgere una «camminata per Pavia» con raduno in piazza Vittoria, «in segno di protesta pacifica per manifestare il diritto al lavoro dei commercianti, il diritto allo studio degli studenti e il diritto dei nostri clienti di mangiare in sicurezza dove si vuole e bere un buon caffé. E per non far avere problemi a nessuno la si può fare dalle 20, orario di chiusura di tutti i negozi e attività, alle 22 per rientrare prima del coprifuoco, perché protestare non vuol dire non rispettare le regole».Le adesioni hanno cominciato ad arrivare velocemente, come pure ulteriori proposte sulle modalità della manifestazione, per esempio quella di formare una catena umana in centro, opportunamente distanziati, «magari con una candela in mano».Oppure quella - sulla cui compatibilità con le norme in vigore c'è però qualche dubbio - di una "cena fuori", prendendo cibo da asporto e portando da casa tavolino e sedie in piazza, perché «il divieto di consumazione all'aperto è solo per chi non è seduto ai tavoli e non c'è scritto da nessuna parte che non si possa cenare seduti fuori in maniera autonoma. Se ci si mette distanziati ci stiamo in tanti, potremmo riempire Pavia di tavolini e di gente che "cena fuori"». --