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l'analisi Ricambio generazionale, gli altri hanno una marcia in più. L'onestà è una delle caratteristiche di un fuoriclasse. Vincenzo Nibali è un fuoriclasse, anche se ieri sullo Stelvio è affondato giungendo al traguardo a quasi cinque minuti dall'australiano volante assieme al portoghese Joao Almeida, 14 anni più giovane di lui. Compirà 36 anni il 14 novembre lo Squalo, ha vinto tanto, è ai vertici da quasi 15 anni. Ha segnato un'epoca, sicuramente del nostro ciclismo. La sua onestà è una delle cose più belle di questo Giro. Nessuna scusa. Solo la realtà. «Gli altri vanno più forte, c'è poco da dire: c'è un ricambio generazionale, è evidente che gli altri hanno dalla loro la carta d'identità. Credo di essere l'unico nato nel 1984 a lottare con i primi». Se poi all'anagrafe aggiungi il lockdown, che ha scombussolato la preparazione e, crediamo, pure la botta psicologica dei Giochi olimpici, obiettivo finale della carriera specie dopo la delusione di Rio 2016, il quadro è sin troppo chiaro. Nibali lotta, non molla, ha l'orgoglio del campione, ma c'è chi va più forte di lui. È la vita, nessun dramma, solo ammirazione per un uomo che ha dato tanto allo sport italiano e tanto ancora potrà dare. Non in una corsa a tappe, ma, diamine, lo si sapeva. «La stagione, comunque, è stata strana: in tanti ci siamo concentrati su eventi particolari, nessuno di noi sapeva come saremmo arrivati qui». E ancora: «Ci sono i giovani: Hindley, Almeida, che comunque è andato forte». E poi Nibali è pur sempre ottavo in classifica, a 5'47" da Kelderman. Dietro di lui, a un minuto, Fausto Masnada (Deceuninck), un sorriso per il futuro dell'Italbici nei grandi giri, anche perché ha dovuto aiutare Almeida. Dietro Domenico Pozzovivo (Ntt) ha ceduto, Matteo Fabbro (Bora) che era 17° ieri mattina è incappato in una giornata no giungendo a 37' e scivolando in 23esima posizione a un'ora dalla maglia rosa. Chapeau Nibali, l'onestà del fuoriclasse. -- A.S.© RIPRODUZIONE RISERVATA