Poni: «In troppi abbandonano Tutto il percorso va ripensato»

MORTARAUna vita in palestra, girandone molte e costruendo tanti talenti. Così, con un costante atto d'amore verso la pallacanestro, Mario Poni, allenatore icona del basket regionale e non solo osserva da sempre ed ora esterna quelle che definisce le involuzioni dei tempi e del basket, con particolare riferimento al movimento giovanile da tempo in seria difficoltà.«Molti ragazzi che si avvicinano al basket abbandonano nei primi anni di attività, in tanti smettono nel passaggio dal Mini al Basket, il numero di quelli che si innamorano davvero del gioco è sempre più basso, chi va avanti difficilmente raggiunge un livello tecnico adatto, pochissimi arrivano a giocare nei campionati senior, quasi nessuno potrà mantenersi giocando a basket», dipinge subito a tinte forte l'attuale quadro Mario Poni che sposta poi il focus sulle società.«Quelle di serie A non hanno più interesse a formare giocatori di alto livello, chi investe nel settore giovanile punta a risultati immediati e sono pochissimi i club che hanno un'impostazione atta alla costruzione del giocatore futuro. Quanto alle società giovanili, queste navigano a vista gestendo le quote pagate dai genitori e spesso con poca idea di formare giocatori per la prima squadra della società».In questo, fa eccezione la Expo Inox Mortara di coach Alfonso Zanellati che anche quest'anno, in C Gold, schiererà una rosa con ben nove dodicesimi che sono giovani del vivaio. Poni non è tenero neppure sul piano didattico: «Si è dimenticato il miglioramento del giocatore con i fondamentali, viene assolutamente snobbato l'insegnamento del gioco ed il modello è "scimmiottare" il basket giocato in Serie A. I nostri "valori vecchi" sono ancora molto attuali e percorribili, ci sono ancora allenatori molto validi, ma sono sempre più vecchi e le società non sono stimolate a formare giocatori di alto livello».alcuni esempiL'esperto coach mortarese propone anche una serie di esempi vividi, sperando di stimolare un dibattito: «Il Ball_Handling è diventato fuori moda, l'idea molto condivisibile che si debba palleggiare molto poco porta a pensare che sia poco utile saper palleggiare, questo è assolutamente "mortale" per la crescita del giocatore. La tattica impera già nel MiniBasket, l'idea base è vincere per affermare una ipotetica superiorità, in questo modo si soddisfano le aspettative dei genitori e si offrono falsi miti ai ragazzi. La specializzazione prematura in ruoli per di più declinata con limitazioni porta ad uccidere il talento dei giocatori meno precoci».Poi Poni cala un altro concetto forte: «L'aspetto più educativo del gioco è la difesa, ora è diventata subito "lavoro di squadra". La sfida uno-contro-uno in difesa sembra non essere più un valore. Spesso i migliori giocatori vengono preservati in difesa ed in questo modo si preclude loro un futuro».persone prima che atletiFare sport giovanile oggi è sempre più complicato per le tante variabili extra sportive segnali di tempi cambiati e Poni replica così: «Dobbiamo rimettere il ragazzo al centro del progetto e ricordarci che siamo educatori. In questo periodo storico è purtroppo ancora più necessario il nostro impegno. Il valore del basket come miglioramento della persona attraverso la fatica deve essere oggi sottolineato molto di più, siamo abbastanza soli nel portare avanti questo compito sociale. Rispettare le regole è il modo per poter giocare: non si può partecipare se non si rispettano sia le norme del gioco stesso sia quelle interne del gruppo. In altri mondi rischiano di essere imposizioni, da noi sono solo una necessità. I ragazzi di oggi sono più veloci rispetto alle vecchie generazioni, si stancano subito degli stimoli e ne cercano di nuovi e noi dobbiamo adeguarci e per farlo non possiamo dimenticare le qualità del passato e senza dimenticare che ogni squadra è formata da ragazzi singoli e nelle giovanili prima viene il ragazzo nella sua unicità perché la squadra è solo un mezzo per aiutare ognuno a tirar fuori il meglio da se stesso . Per a diventare migliori in piccole determinate cose». --Fabio Babetto