Cimiteri, botta e risposta tra coop e sindacato sugli stipendi in ritardo
Luca Simeone / paviaLa cooperativa Barbara B di Torino, che ha in appalto la gestione dei quattro cimiteri comunali, replica alle accuse lanciate dai lavoratori e dal Sindacato di base. I quali però confermano e rilanciano. I tre lavoratori della cooperativa (affiancati da tre dipendenti del Comune) lamentano il ritardo con cui tutti i mesi arrivano gli stipendi, sempre oltre il termine di legge del 20 del mese successivo. «Il pagamento degli stipendi è facilmente verificabile dalla data di emissione dei bonifici - scrive la Barbara B - da dicembre 2019 a luglio 2020 compreso in una sola occasione (nel mese di maggio) il compenso è stato erogato in ritardo di tre giorni». Posto che la cooperativa - subentrata nel dicembre 2018 - conferma indirettamente di aver pagato in ritardo fino a novembre 2019, quanto al periodo successivo Pasquale Di Tomaso, presidente del Sindacato di base, ribatte: «I pagamenti sono avvenuti in ritardo anche dopo. La cooperativa parla di data di emissione dei bonifici, ma conta quando i soldi arrivano ai lavoratori. In più la Barbara B aveva proposto di pagare solo una parte di stipendio entro il 20 e il resto in seguito (un particolare già denunciato da lavoratori e sindacato e non smentito, ndr). Aggiungo che stiamo ancora aspettando il versamento delle quote sindacali trattenuti in busta paga». Quanto all'accusa di non aver mai fornito dispositivi anti-Covid, la Barbara B sostiene che nelle «prime settimane di emergenza abbiamo messo a disposizione di tutto il personale delle mascherine lavabili», ma poi riconosce che «in considerazione delle difficoltà di approvvigionamento, gli stessi dispositivi (come mascherine e disinfettante) sono stati distribuiti direttamente dalle Stazioni appaltanti», cioè dal Comune.La Barbara B contesta poi l'affermazione secondo cui avrebbe proposto di tagliare le ore ai tre lavoratori: nel bando di gara per i cimiteri «non era reso noto il numero di operatori già presenti, per cui avevamo proposto una squadra con 4 persone part time a 20 ore. In sede di aggiudicazione, avendo verificato la presenza di 3 operatori a 36 ore settimanali, d'accordo con l'amministrazione abbiamo effettuato un passaggio diretto senza variazione di ore». Ma Di Tomaso replica: «Un dipendente della coop si era presentato a Pavia subito dopo il cambio d'appalto chiedendo di firmare contratti di 15 ore settimanali. Abbiamo indetto lo stato di agitazione e rifiutato di firmare i contratti e la cooperativa ha dovuto fare marcia indietro». --