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Roberto LodigianiEra il primo voto libero e democratico dopo i vent'anni di tenebre del fascismo e i cinque di una guerra terribile e distruttiva, il primo esteso anche alle donne. Il 2 giugno 1946, l'Italia scelse tra repubblica e monarchia, ed elesse l'assemblea che gettò le basi dello Stato moderno. Venti di quei padri costituenti erano pavesi, tra essi una sola donna: Maria Maddalena Rossi, simbolo di una paese che voltava pagina dopo i lutti e le macerie del conflitto. Una figura, dunque, emblematica, mentre si avvicina il 74° anniversario della nascita della repubblica, a cui l'Istituto pavese per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea ha dedicato un video, a cura del professor Pierangelo Lombardi, già postato su Youtube e che verrà proposto - in sintesi - nella maratona Facebook di martedì prossimo dell'istituto Parri, che arriva dopo il successo dell'iniziativa "Raccontiamo la Resistenza".La laurea e la lotta clandestinaCodevillese, classe 1906, laureata in Chimica a Pavia nel 1930, Maria Rossi comincia a lavorare in uno stabilimento milanese. Con il marito Antonio Semproni, anche lui chimico, aderisce al Partito comunista clandestino e agisce nel "soccorso rosso" ai compagni perseguitati dal regime; arrestata nel 1942 a Bergamo dalla polizia segreta fascista, finisce al confino da dove viene liberata con la caduta di Mussolini; ripara in Svizzera, a Zurigo, dove raccoglie fondi per la lotta armata contro la Rsi e l'occupante tedesco, e scrive per i compatrioti internati. Nell'immediato dopoguerra, la troviamo nella redazione dell'Unità; il 2 giugno '46 risulta eletta con la lista Pci del collegio Padova Vicenza Rovigo. «Alla Costituente - sottolinea Lombardi - Maria Rossi si batte subito per l'emancipazione femminile. Fa parte della commissione per i trattati internazionali, predicando una pace duratura da raggiungere non solo con gli accordi, ma attraverso la riconciliazione tra i popoli. Incontra diversi capi di Stato. L'impegno per le donne e per la pace è il filo conduttore della sua attività politica e parlamentare». Numerosi i suoi interventi: spicca, tra questi, il discorso a favore dell'accesso delle donne alla magistratura, citando Porzia, personaggio del Mercante di Venezia di Shakespeare; Gli stupri di guerraRossi solleva anche il caso spinosissimo degli stupri di guerra, piaga rimossa in quanto «causa di disonore collettivo» che nel 1944 e '45 colpì soprattutto le donne del centro e del meridione d' Italia, vittime delle violenze dei soldati marocchini inquadrati con l'esercito francese: un dossier con 60mila fascicoli per l'ottenimento di pensioni ed indennizzi.Conclusa l'esperienza alla Costituente, resta in Parlamento fino al 1963, battendosi anche per i diritti dei minori; dirigente e presidente dell'Udi (l'Unione delle donne democratiche) per tre mandati, è assessore e consigliere comunale, sindaco di Portovenere dal 1970 al '75. Muore il 19 settembre 1995, riposa a Codevilla. «Maria Maddalena Rossi - conclude Lombardi - può essere considerata giustamente un simbolo dell'opera di ricostruzione morale e materiale di una nazione sconvolta dalla guerra: un'opera dura ma ricca di frutti, che delineerà un nuovo patto di cittadinanza nel quadro delle istituzioni repubblicane e grazie ad esse».--© RIPRODUZIONE RISERVATA