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Carlo Bertini /RomaGiuseppe Conte ha deciso, da mercoledì dovranno riaprire tutti i confini regionali: per vincere le resistenze dei governatori del Sud, moral suasion e colloqui bilaterali dei ministri con i più refrattari. Ma alla fine la linea di spingere il cuore oltre l'ostacolo e di riaprire tutto, dopo un vertice del presidente del Consiglio con i capi delegazione di maggioranza, passa: dal 3 giugno l'Italia tornerà quella che era tre mesi fa prima del lockdown. Sempre, nel «rispetto rigoroso delle misure di distanziamento, igiene e divieto di assembramento». Ma di nuovo a porte aperte. Il governo conta di avere oggi il via libera dalla conferenza dei governatori. E poi Conte darà l'annuncio. Il nodo delle frontiere europeeAl vertice con i capidelegazione tutti concordi, ma si fa il punto con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio anche sulle aperture delle frontiere dell'Unione europea senza obbligo di quarantena: nodo intricato, come dimostra l'esempio della Grecia che ha escluso l'Italia dalla lista di turisti accolti dal 15 giugno. Intanto libera circolazione in tutte le regioni, comprese Piemonte e Lombardia. Ne sono convinti i Dem, dopo un conclave di tutti i ministri; ne sono convinti i renziani; e pure i 5 Stelle. Quindi, vacanze libere in giro per l'Italia, anche se con le dovute precauzioni, a macchia di leopardo: a Lerici in Liguria, parti di arenili riservate ai residenti, dalla spiaggia di Mondello a Palermo via le storiche «capanne» per evitare affollamenti. In Lombardia, a differenza che in Veneto, mascherine obbligatorie anche all'aperto. Regioni a basso rischioDel resto, i numeri del monitoraggio settimanale dal 18 al 24 maggio, parlano di una situazione non uniforme tra le regioni, ma anche di una curva dei contagi in discesa. L'indice di trasmissibilità Rt è inferiore a 1 «nella quasi totalità delle regioni» che risultano quindi a basso rischio. Anche se nell'incidenza dei casi per 100mila abitanti la Lombardia (che ieri segnava i due terzi dei contagi nazionali) è molto oltre la media. Seguita da Piemonte, Trentino, e più in basso da Emilia Romagna e Liguria. «Anche se l'incidenza dei casi è molto eterogenea, al momento in Italia non vengono riportate situazioni critiche», tranquillizza l'Istituto Superiore di Sanità. Certo, la situazione non va abbassata la guardia, perché come ha avvisato il presidente dell'Iss, Silvio Brusaferro, «in autunno ci aspettiamo una nuova ondata». Ma la voglia di uscire dall'angolo anche agli occhi del resto del mondo è forte nel governo. «I dati del monitoraggio sono incoraggianti», dice il ministro della Salute Roberto Speranza ai capidelegazione riuniti da Conte a Palazzo Chigi. Dando il suo avallo alla riapertura senza condizioni per le regioni del Nord ovest. «Dal report settimanale posso dire che in Piemonte non abbiamo criticità, non abbiamo valori soglia e non abbiamo dati che accendono spie di allarme», dice il governatore Alberto Cirio. Il Sud si contende i turistiLa maggiore preoccupazione dei ministri in trincea, come Francesco Boccia degli Affari regionali, è di persuadere i governatori restii ad aprire i confini ai cittadini del Nord. Come il sardo Christian Solinas, che non demorde sul passaporto sanitario per chi arriverà da fuori. E Vincenzo De Luca: «È ragionevole che se c'è un territorio con un altissimo numero di contagiati, questo debba avere delle limitazioni alla mobilità», è la sua linea. A Boccia che liquida come impraticabili le patenti sanitarie, si oppone la testardaggine tutta sarda di Solinas. Il quale però dal 3 giugno dovrà aprire le sue spiagge pure ai turisti lombardi e piemontesi. Ma il Sud non è tutto ostile agli arrivi dal Nord: porte spalancate di Calabria e Puglia, in competizione per le migliaia di turisti da accaparrarsi. «Milano è la seconda città della Puglia», lancia l'amo Michele Emiliano. «Invito i turisti lombardi e il sindaco di Milano Sala a venire in Calabria», è il controcanto di Jole Santelli. --© RIPRODUZIONE RISERVATA