Minacce social e pressioni Scorta per Fontana e Sileri

Monica Serra / MILANODopo le minacce, la scorta: Attilio Fontana, da due giorni, è costretto a girare con un agente di polizia che gli copre le spalle. La decisione è stata presa dalla prefettura di Varese, la città in cui Fontana risiede e di cui è stato sindaco, che gli ha assegnato una tutela di quarto livello: auto con agente di scorta. Perché il clima intorno a Fontana si è fatto incandescente. E nonostante lui sostenga pubblicamente di dormire sonni tranquilli, a quanto pare, non è così. Ma non è la sola notizia sul fronte sicurezza. Anche il il vice ministro per la Salute, Pierpaolo Sileri, è sttao messo sotto scorta per una serie di minacce ricevute da colletti bianchi e una serie di pressioni con tentativi di corruzione ricevute per la sua attività politica e la destinazione dei fondi pubblici per l'emergenza Covid.Il malcontento nei confronti del governatore Fontana è montato lentamente, col numero dei morti che cresceva. Le contestazioni sui social cavalcate dalle opposizioni politiche. Fino ad arrivare ad accuse pesanti e a minacce di ogni genere. Ai murales, almeno due, con la scritta: «Fontana assassino». Il suo avvocato, Jacopo Pensa, ha raccolto decine e decine di minacce sui social, di profili fake e di altri con nome e cognome. A quanto sembra, anche tra i parenti delle quasi sedicimila vittime lombarde del covid, ci sarebbe chi lo considera responsabile delle perdite e delle centinaia di morti nelle case di riposo su cui le procure indagano, per epidemia e omicidio colposi. Delle delibere regionali, a partire da quella dell'8 marzo, che tanti pazienti, anche ufficialmente no covid, hanno fatto finire nelle rsa per alleggerire gli ospedali allo stremo. E si sa come vanno queste cose: c'è sempre qualcuno che pensa di diventare un giustiziere. E a nulla vale l'attenuante che la Regione si è trovata a gestire un'emergenza sanitaria senza precedenti. I social attirano odio e, considerano gli inquirenti, dalle parole si è iniziato a passare ai primi fatti, ai murales "Fontana assassino", su cui indagano carabinieri del Nucleo informativo e Digos. Il primo, in via Vittorelli, lungo la Martesana, rivendicato dai Carc, Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo, cui sono seguiti anche dei volantini. E il secondo comparso qualche giorno più tardi, il 22 maggio, in Bovisa. Un'accusa troppo specifica per il pubblico ministero Alberto Nobili, capo del pool antiterrorismo di Milano, per non configurare una minaccia aggravata oltre che una diffamazione. Episodi che alimentano il clima di odio e che hanno spinto la prefettura di Varese ad assegnare al governatore lombardo la scorta. --© RIPRODUZIONE RISERVATA