Scarnecchia si reinventa chef «Ma al Derthona tornerei»
VOGHERA«Vivo a Roma e da qui non è semplice seguire costantemente le squadre dove ho lavorato, ma so che il Derthona è risorto e ha vinto due campionati e due coppe, una grande soddisfazione. Cerco di tenermi informato anche sulla Vogherese». Roberto Scarnecchia, quasi 62 anni (li compirà il 20 giugno), già calciatore ad alti livelli nella Roma di Liedholm, nel Napoli e nel Milan, poi allenatore della Voghe per una stagione e una parte di quella successiva, e del Derthona nel 2013/14, è un po' uscito dal giro calcistico, per dedicarsi alla gestione dei suoi ristoranti: ne possiede a Milano, a Genova («anche se quest'ultimo lo gestisce ormai mia figlia») e due nella capitale.«Conclusa l'esperienza al Derthona mi sono trovato con nove giornate di squalifica, poi ridotte - spiega - In quel momento non avevo opportunità e mi sono fermato, dedicandomi alla ristorazione e a commentare il calcio in radio e tv. Mi hanno proposto di lavorare in prestigiosi settori giovanili, ma mi vedo più adatto a una prima squadra, anche nei dilettanti, che non a insegnare calcio. Forse avrei dovuto farmi vedere di più sui campi, chiamare procuratori e altra gente che conta, ma sono cose che non amo fare e va bene così. Se arriva l'occasione mi piacerebbe tornare. Anche al Derthona, che sta crescendo vistosamente. Luca Pellegrini si sta rivelando un bravissimo allenatore, magari un giorno farà il suo percorso ad altri livelli e chissà».La salvezza ai play offScarnecchia allenò a Tortona in una travagliata stagione, con presidente Flavio Tonetto: «Flavio era ed è tuttora un grande amico, gestiva la società in un momento complicato ma con grande passione e competenza. Come in tante amicizie, si litiga e ci si rappacifica. Arrivai in corsa a scelte fatte, impostai la squadra e giunsero i risultati, poi ci fu un'uscita infelice del presidente a metà stagione e mi dimisi. Dopo sei gare senza vittorie, Lele Balsamo mi richiamò: accettai, rimontammo e ci salvammo in un play off dalla cornice di pubblico meravigliosa. Senza quella parentesi avremmo finito molto meglio». Una bella squadra: 3-5-2 offensivo ma equilibrato, giocatori di qualità. «E sul mercato di dicembre avevamo avevamo agganciato Zampano e Lapadula, gente che sarebbe andata in A. Poi ci fu quell'episodio, me ne andai e saltò tutto».L'esperienza voghereseUn po' come andò anche a Voghera nel 2012 (l'ultimo prima del crac societario): «Il primo anno fu tranquillo - racconta Scarnecchia - il secondo partimmo bene, eravamo in testa, avevo una rosa di grande qualità, ma ci fu la rottura col presidente e me ne andai (gli subentrò Cotroneo). Purtroppo in queste categorie ci sono tante variabili. Io ho sempre cercato un approccio propositivo attraverso il gioco, e così essere promosso vincendo il campionato: una volta che sali con la tua squadra, poi sei nel giro».Ci fu anche un'ipotesi di ritorno a Tortona, nell'estate successiva al fallimento: «Il "trust" dei tifosi stava provando la ripartenza, Flavio Tonetto offrì la sua collaborazione e mi chiamarono. Ma non c'erano i presupposti per iscriversi in Promozione e anche la nuova dirigenza preferì rimandare di un anno il progetto». --Stefano Brocchetti