Alta Corte tedesca ultimatum alla Bce «Chiarire l'azione sui titoli di Stato»
Alessandro BarberaMarco BresolinUna mina alle fondamenta dell'architettura istituzionale dell'Ue. In questo potrebbe trasformarsi la sentenza emessa ieri dalla Corte costituzionale tedesca: per i giudici di Karlsruhe il piano di acquisto di titoli pubblici della Banca centrale europea è sproporzionato. E lanciano un ultimatum: l'istituzione guidata da Christine Lagarde ha tre mesi per chiarire i contorni del suo intervento. La Bce non ha ancora deciso se rispondere, ma il rischio è che, nel frattempo, l'Italia si trovi costretta a pagare un prezzo salato. Per il momento Francoforte, dopo una riunione d'emergenza dei diciannove governatori della zona euro, ha diffuso una nota con cui difende il lavoro fatto fin qui: «Restiamo impegnati a fare qualunque cosa necessaria» per difendere le ragioni della moneta unica. La corte tedesca ha messo in discussione non solo l'indipendenza della Bce, ma anche una precedente sentenza della Corte di giustizia dell'Ue. Nel dicembre 2018, i giudici del Lussemburgo avevano promosso il "Quantitative Easing" - voluto da Draghi nel 2015 - sostenendo che rientrasse nelle competenze di Francoforte. «Questa opinione - scrivono ora i giudici tedeschi - è insostenibile dal punto di vista metodologico, perché ignora completamente gli effetti di politica economica del programma». La reazione della Commissione europea è netta: «Riaffermiamo la primazia del diritto comunitario - dice il portavoce Eric Mamer - Le sentenze della Corte di Giustizia sono vincolanti per tutte le corti nazionali». I giudici tedeschi ritengono che la Bce «sia uscita dalle sue competenze», perché «perseguendo l'obiettivo di politica monetaria del piano (l'inflazione prossima al 2%, ndr) la Bce ignora il principio di proporzionalità». L'obiezione è di aver agito senza un'adeguata valutazione dell'impatto di tali politiche sull'interesse nazionale, cosa che dovrà essere dimostrata nei prossimi 90 giorni, pena la sospensione della partecipazione della Bundesbank al piano.È possibile che accada davvero? In linea di principio è difficile immaginare che una corte nazionale possa imporsi su regole consolidate a livello europeo. Certo è un problema politico per Angela Merkel e per il numero uno della Bundesbank Jens Weidmann, che non possono ignorare la sentenza e dovranno difendere di fronte all'opinione pubblica una strategia invisa ai più conservatori.Nella nota di Karlsruhe c'è una precisazione: la decisione non riguarda le misure prese dalla Bce per contrastare la crisi da coronavirus, ovvero il nuovo piano (Pepp) da 750 miliardi di nuovi acquisti previsti per quest'anno. C'è chi vede comunque un rischio perché il piano prevede - in caso di necessità - l'acquisto di titoli per un volume che non rispetta i parametri rimarcati dai giudici tedeschi, in particolare la regola che impone di tenere conto della quota di partecipazione di ciascun Paese al capitale della Bce. Per questo nella nota di Francoforte dopo il Consiglio si sottolinea la decisione della Corte di giustizia del 2018 che aveva difeso il "mandato" ad agire.La decisione avrà conseguenze politiche non irrilevanti non solo in Germania, ma nell'intera Unione. La prima: di qui in poi per Lagarde sarà più difficile giustificare qualunque ampliamento del piano di acquisto titoli. Un'ipotesi di cui si discuteva da tempo è rendere possibile per Francoforte l'acquisto diretto sul mercato di bond con rating junk (spazzatura), il giudizio nel quale potrebbero scivolare i Btp italiani dopo la crisi del virus e l'aumento del debito oltre il 150% del Pil. Non solo: la decisione della Corte tedesca indebolisce chi è favorevole a una maggiore solidarietà europea, ad esempio attraverso il lancio dei cosiddetti "recovery bond", titoli di debito comuni. Ne parleranno i ministri dell'area euro venerdì. Secondo il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri «il programma della Bce è coerente e non ci saranno conseguenze pratiche». Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio va al punto: «Non siamo preoccupati per la sentenza, ma la posizione della Germania rispetto al futuro dell'Unione». --© RIPRODUZIONE RISERVATA