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La storiaGrazie al policlinico17 anni di vita in dono Siamo in un tempo strano, in cui possiamo aiutare stando chiusi in casa e i nuovi eroi sono i medici in prima linea che si confrontano pelle a pelle con un virus di cui si conoscono a stento i contorni. Per noi però i medici del San Matteo di Pavia sarebbero stati degli eroi comunque. Non siamo lombardi ma veneti, viviamo a Venezia e le strade che ci hanno portato a Pavia sono state drammatiche e salvifiche al contempo.Era il 2003 quando mia moglie, Maria Daniela, si è ammalata. Qui non capivano che cosa avesse, pensavano a una malattia infettiva. Ci siamo rivolti ad altri medici ma niente fino a che, per una serie di circostanze, non abbiamo busato al policlinico San Matteo. Lì la prima diagnosi corretta, fatta dal prof. Minoli del reparto di malattie infettive: carcinoide atipico, una forma tumorale all'epoca molto poco nota.Da quel lontano 2003 mia moglie è stata sottoposta a diversi interventi chirurgici ad opera del prof. Castagnoli e del prof. Rossi. Posso dire, oggi che Maria non c'è più, che grazie a loro abbiamo ricevuto in dono 17 anni di vita insieme per nulla scontati.Gli appuntamenti ricorrenti con i medici, gli infermieri, tutti gli operatori dell'ospedale sono stati caratterizzati sempre da grande affetto, vicinanza e umanità, qualità indispensabili senza le quali mia moglie non avrebbe trovato la forza di affrontare tante prove. Grazie alla tenacia con cui i medici del San Matteo hanno continuato a calibrare le cure da somministrarle, ogni incontro si profilava come il rinnovarsi di una nuova fase di speranza. La ricerca era sempre un passo avanti rispetto alla malattia.Purtroppo in questo difficilissimo periodo di pandemia le condizioni di Maria si sono aggravate, proprio mentre gli spostamenti tra una regione e l'altra diventavano complessi. Nonostante in questo momento ne debba piangere il ricordo, il mio pensiero va comunque a coloro che mi hanno permesso di stare accanto a lei per così tanti anni, dopo quella prima terribile notizia.Il prof. Castagnoli, medico e amico, ci ha guidati in un percorso difficile e tortuoso con acume e bravura; il dott. Rossi del reparto di Medicina VI è stato in grado di mettere a punto una tecnica di intervento efficacissima e poco invasiva. Poi ci sono le donne che l'hanno seguita alternandosi al suo fianco, un'equipe di dottoresse che erano entrate a far parte della sua sfera emotiva, da Valentina Ravetta a Laura Rosà, da Francesca Torello Viera a Giorgia Ghittoni fino a Luisa Siciliani. Non ultime, le infermiere che la sostenevano con cura e complicità. Un sentito grazie a tutti, con l'augurio che trovino sempre motivazione e forza per affrontare le prove durissime che siamo chiamati a vivere in questo periodo.Paolo Penzo. VeneziaDopo il virusVogliamo tornarealle nostre abitudiniNe ho sentite tante di promesse, sparate, tentativi per propagande personali politiche o economiche, ma alla frase dei nostri politici: «Dobbiamo abituarci all'idea che dovremo cambiare il nostro stile di vita e le nostre abitudini» mi viene da rispondere che la fiducia nelle capacità amministrative assume un tono ridicolo: come fate a ricoprire certe cariche? Ma sopratutto chi vi permette di farlo?Basterebbe solo l'impegno di cercare di far sì che la nostra vita torni semplicemente come era prima, questa dev'essere la vera battaglia, che si possa uscire di casa, tornare al lavoro con i mezzi pubblici, poter abbracciare una persona che ti ha aiutato a risolvere una problematica e mandare a quel paese una falsa promessa poco mantenuta. ma sopratutto tornare alla semplicità delle vecchie cose che si vorrebbe tornare a fare. Non vogliamo cambiare le nostre abitudini, vogliamo solo tornare a vivere come prima.Andrea Poffa. Cava ManaraVogheraLa strada continuae nessuno lo saSegnalo la mancanza di cartellonistica che indichi, all'incrocio di strada Bossola, il suo proseguimento dopo il cavalcavia della A21, con il logico susseguirsi dei numeri civici dal 19 al 24. Un nuovo postino, giorni fa, ripeteva che non sapendo dove si trovasse la suddetta strada Bossola (dai numeri civici dal 19 e 24) non sarebbe stato in grado di consegnare la posta. Ancora oggi mi chiedo se all'urbanistica vi è un ingegnere che sovraintende i lavori, e responsabile di togliersi lo sfizio di fare un giro in strada della Bossola per rendersi conto di persona che, se uno che vi si reca per la prima volta, non sarebbe in grado di trovare i numeri civici sopra riportati.Sono anni che segnalo tale disguido e nessuno provvede.Andrea Ravera. Voghera