I numeri della crisi del commercio Ammortizzatori sociali per 12mila

Luca Simeone / paviaSi può stimare in circa dodicimila il numero di lavoratori dipendenti di commercio, turismo e servizi, in provincia di Pavia, per i quali sono stati chiesti ammortizzatori sociali: cassa integrazione o Fis (Fondo d'integrazione salariale). Un numero che dà un'idea di quanto il comparto sia stato colpito dalla crisi, come conseguenze della pandemia. «Sono 630 le procedure tra cig e Fis avviate a livello locale, relative a circa ottomila dipendenti - spiega Tommaso Vitale, segretario della Filcams Cgil - ma se ci aggiungiamo quelle legate ad accordi nazionali, pensiamo per esempio alle catene della grande distribuzione o ai lavoratori degli appalti scolastici, più i piccoli esercizi che invece possono utilizzare la cassa integrazione in deroga, si arriva a 11-12 mila».il caso dell'iper di montebelloLa platea è davvero ampia e si va dalla grande distribuzione non alimentare fino ai negozi o agli studi professionali. Tra i grossi, a parte grandi marchi dell'elettronica come Euronics o Mediaworld, già chiusi da tempo, c'è anche l'Iper di Montebello della Battaglia: su 279 dipendenti la cassa integrazione è stata chiesta per 240, a rotazione per due settimane ciascuno. «L'Iper è stata penalizzata dalla sua posizione, vista l'impossibilità di spostarsi da un Comune all'altro c'è stata una contrazione delle vendite - dice Gildo Comerci, segretario della Fisascat Cisl - e c'è comunque si registra anche un numero elevato di assenze tra ferie, permessi e malattie». Gli ammortizzatori sociali hanno solo contribuito a rendere meno pesante la situazione, e tra l'altro la loro durata è limitata (la cassa speciale per il Covid-19 si poteva chiedere per un massimo di nove settimane). «A fine mese nella gran parte dei casi la cassa integrazione arriverà alla scadenza, rimaniamo in attesa del nuovo decreto del governo - dice Vitale - bisogna aggiungere che in qualche caso i soldi non sono ancora arrivati. Per molti il trattamento è stato anticipato dai datori di lavoro grazie agli accordi siglati con il sindacato, ma altri non li hanno sottoscritti e stiamo parlando anche di grandi aziende a livello nazionale». A livello provinciale i patti firmati tra sindacati e associazioni imprenditoriali per l'anticipo della cassa integrazione (in attesa che arrivi il pagamento da parte dell'Inps) ha riguardato circa 22 mila lavoratori. i timori per il dopoE oltre alla difficoltà del momento, lo sguardo è proiettato verso il futuro prossimo, alla fine del lockdown: lo scenario che si prospetta è tutt'altro che confortante. «Temiamo che in molti non riusciranno a riaprire la loro attività, mi riferisco ai piccoli - dice Comerci - mentre i negozi alimentari di vicinato hanno conosciuto un aumento degli incassi proprio per via dell'impossibilità di spostarsi lontano da casa». «In qualche caso, penso ai lavoratori delle ditte che hanno vinto gli appalti nelle scuole - aggiunge Vitale - ci sarà un'ulteriore coda a questa situazione, perché come sempre con la fine della scuola scatterà la sospensione. E sono persone che hanno già un orario ridotto, di 15-16 ore a settimana» --