Pier, l'animatore delle Rsa sconfitto a 42 anni dal virus

CASSOLNOVO Ieri a mezzogiorno le campane della chiesa parrocchiale non hanno suonato a morto, ma la melodia ribattezzata "Ducale Pier", che Piermario Zorzato amava più di tutte. Animatore nelle case di riposo del gruppo Opera Charitas (Albonese, Garlasco e Cassaolnovo) , ma anche volontario in parrocchia fin da bambino, Piermario Zorzato è morto nella notte tra martedì e mercoledì alla clinica Beato Matteo di Vigevano a causa del Covid. Aveva 42 anni, una moglie e un bambino piccolo, e da settimane stava lottando contro la malattia. Erano stati giorni di apprensione per i famigliari, con alti e bassi, fino al cedimento di ieri.amato da tuttiIl Pier, come tutti da sempre lo conoscevano, pur essendosi trasferito a Vigevano per un periodo, era sempre rimasto legato alla "sua" Cassolo e alla chiesa di San Bartolomeo. Quella che, ancora bambino, aveva minuziosamente ricostruito con i lego, sul tavolino della sua cameretta e che mostrava con orgoglio agli amici quando andavano a casa sua. L'aveva lasciata per andare in seminario alle scuole medie, prima di ritornare a Cassolnovo e impegnarsi in parrocchia.«L'avevo conosciuto da ragazzo - dice l'attuale parroco don Cesare Silva - quando frequentavo Cassolnovo. Poi l'avevo ritrovato al mio insediamento in parrocchia e avevamo legato subito. Era diventato uno dei miei più stretti collaboratori. Con il tempo era nata una bella amicizia. Aveva iniziato il corso per diventare diacono negli ultimi mesi». Che fosse una messa o la festa del patrono, o un'attività in oratorio il Pier c'era. Ogni estate girava tutte le case da anni per raccogliere le offerte per la festa di San Bartolomeo, che l'aveva sempre visto in prima linea nell'organizzazione fin da quando era adolescente. Chierichetto, poi lupetto, animatore di centro estivo, cerimoniere e poi amico fidato pronto a dare una mano a tutti portando quanto di più prezioso ci fosse: il sorriso. Il viso pacioso e la carnagione di un chiarore che tende ad arrossarsi, che solo chi è biondo naturale ha, mettevano di buon umore chiunque lo incontrasse. Con gli anni aveva sviluppato un particolare sorriso a bocca serrata con il quale riusciva a stabilire una sorte di infantile complicità con l'interlocutore, che si sentiva nell'immediato a proprio agio. Non era solo un uomo di fede nell'accezione più seriosa del termine. Era anche un ragazzo in grado di portare allegria ogni volta che entrava in una stanza. E di questo talento ne aveva fatto una professione.«Interagiva con gli anziani - ricorda il personale della casa di riposo di Garlasco, quella dove lavorava di più all'interno dell'Opera Charitas - e li sapeva mettere di buon umore. Ma portava allegria anche a noi mentre lavoravamo. Essere in turno quando c'era lui era un piacere». --Andrea ballone