F1, dopo l'Australia slittano anche Bahrein e Vietnam
Il retroscenaStefano ManciniDopo Australia e Cina, la Formula 1 ha rinviato altre due gare: il Gran premio del Bahrein, che era previsto il 22 marzo a porte chiuse, e quello del Vietnam (5 aprile). Non solo: l'effetto domino della pandemia da coronavirus porterà ad altre rinunce. Un comunicato della Formula 1 sposta l'inizio della stagione «a fine maggio», escludendo dunque il ritorno del Gp di Olanda e la gara in Spagna, fino a mettere in dubbio l'evento simbolo di Montecarlo. Che è anche il più facile da far saltare, visto che è l'unico a non pagare una quota di iscrizione. Se non venisse disputato, la F1 procederebbe verso l'Azerbaigian (7 giugno) senza pagare penali. In questa ipotesi, la F1 perderebbe 7 gare su 22 in programma e avrebbe soltanto agosto e dicembre per tentare di recuperarne qualcuna.Proprio il rispetto dei contratti e le relative sanzioni hanno gettato lo scompiglio a Melbourne. Il ritiro della McLaren alla notizia che uno dei suoi meccanici era risultato positivo al Covid19 ha portato la F1 alla scelta ragionevole di cancellare l'evento. Fia, Liberty Media, organizzatori e team principal ne hanno discusso in una riunione notturna al termine della quale, a due ore dall'inizio delle prove libere, nessuno voleva fare la prima (e unica) mossa: dare l'annuncio al pubblico che aveva già in mano i biglietti e premeva ai cancelli dell'Albert Park.La lunga notte di Melbourne comincia con un conteggio: Ferrari, Renault e Alfa Romeo intendono seguire la McLaren e ritirarsi. In mancanza di una disposizione delle autorità sanitarie, però, la Fia non può cancellare l'evento. «La responsabilità dei contratti ricadrebbe su di noi - sottolinea un portavoce - a meno che ci fossero meno di 12 macchine al via. In tal caso il Gp verrebbe annullato». I numeri non lo consentono, perché Mercedes, Red Bull, Racing Point e AlphaTauri sono favorevoli a disputare le prove libere a porte chiuse, mentre Haas e Williams si astengono. I due schieramenti sono quattro pari e la decisione passa a Ross Brawn, il responsabile sport di Liberty Media, che propone di andare avanti senza il pubblico. Ma ecco il colpo di scena: Toto Wolff, responsabile della Mercedes, riceve una telefonata dal quartier generale a Stoccarda e cambia idea: «Siamo d'accordo e solidali con la McLaren». È confusione totale. Al mattino presto una F1 biposto scarrozza in pista ospiti vip del Gran premio, mentre il pubblico scopre ai cancelli che il biglietto non è valido sebbene ufficialmente l'evento prosegua come da programma. Ai commissari di pista viene ordinato di raggiungere le loro posizioni, anche se i team cominciano a impacchettare le auto per rispedirle in fabbrica e due piloti del peso di Vettel e Raikkonen sono già in volo verso casa. Nessuno ha intenzione di annunciare la cancellazione del Gp per non essere accusato di aver violato i contratti. Gli organizzatori hanno versato fra i 30 e i 40 milioni a Liberty, che li avrebbe dovuti spartire con i team, mentre il pubblico chiederà il rimborso dei biglietti. Alla fine esce un comunicato congiunto di Fia, F1 e organizzatori di cui converrà tenere il modello: la gara è cancellata. --© RIPRODUZIONE RISERVATA