Millennial conquistati dalla ragazza che è scampata ad Auschwitz

le voci«In alcuni momenti, ascoltando certe sue parole, mi sono venuti i brividi». Melissa Agnani, diciottenne all'ultimo anno presso l'Istituto Volta di Pavia, è ancora visibilmente scossa mentre lascia il teatro dopo l'intervento di Liliana Segre. «Sì, ho vissuto veramente un'emozione indescrivibile - commenta la studentessa- e confesso che da un certo punto in avanti ho chiuso gli occhi, perché volevo concentrarmi solo sull'ascolto delle parole senza farmi distrarre dalle immagini. Ed è stata una sensazione splendida».Le chiediamo se ci siano state parole che si sono impresse con maggior forza in lei. Risponde con un sorriso: «Non saprei proprio scegliere. Tutto si è scolpito nel mio cuore e mi sento ora solo di dire che è stata una delle giornate più significative della mia vita. Forse mi ha colpito particolarmente questa sua capacità di parlare senza mai un briciolo di odio. Questo a mio avviso ha reso ancora più forti e penetranti i suoi messaggi. In Liliana Segre ho visto sia una testimone importante di un orrore storico che la nonna prodiga di consigli verso tutti noi giovani, che ha spesso chiamato nipoti. E questo è stato un gesto di affetto bellissimo nei nostri confronti». giovani e noAccanto a lei l'amica Selena Pasqualini, anche lei diciotto anni. Condivide il discorso della compagna. «Una persona anziana che ha saputo mettersi al livello dei giovani, rivolgendosi a noi con la voglia di consegnarci messaggi utili per il nostro futuro - spiega Selena - anch'io mi sono emozionata molto. Le parole che mi hanno più toccata? Quando ci ha esortati a camminare passo dopo passo come fece lei in quel viaggio verso la morte che poi è diventato per fortuna verso la vita; è stato il suo invito a guardare sempre verso la vita vissuta bene, con responsabilità. Penso che abbia saputo essere di stimolo anche per chi -tra noi- magari in questo periodo ha dei problemi e necessitava di un incoraggiamento a non mollare. Inoltre ritengo sia importante il suo appello a ragionare sempre con la propria testa, cosa che a volte noi giovani non sappiamo fare, tendendo a farci trascinare».gli insegnantiLa dirigente scolastica del Volta, Paola Bellati, ascolta le due studentesse e commenta l'importanza della giornata anche per gli adulti che si occupano della formazione dei ragazzi. «Usciamo dal teatro consapevoli di dover trasmettere messaggi positivi ai nostri studenti -afferma- a cui dobbiamo guardare con estrema attenzione perché sono loro i futuri cittadini di un mondo che devono costruire senza mai dimenticare il passato».esperienze trasmesseLorenzo Pastore, diciassette anni, del liceo Taramelli, è rimasto colpito sia dalle parole di Liliana Segre che da quelle di Mino Milani. «Entrambi mi sono piaciuti molto perché avevano veramente degli insegnamenti da darci, frutto delle loro esperienze di vita -racconta- Milani nel giorno del suo novantaduesimo compleanno mi ha dato la sensazione di volersi lasciare andare anche a una sorta di bilancio della sua vita, dicendoci di viverla sempre fino in fondo e al massimo. Mentre Liliana Segre secondo me ha sottolineato con forza l'importanza del rispetto per gli altri, da non perdere mai, neanche di fronte alle ingiustizie. E ho apprezzato particolarmente la sua condanna di ogni forma d'odio, non soltanto quello basato sulle distinzioni di razza». la consultaFederico Crivellari, diciotto anni, studente del Bordoni, ha parlato nella veste di vice-presidente della consulta provinciale degli studenti. «Liliana Segre ci ha raccontato di uomini, donne e bambini senza colpe, odiati da tutto il mondo. Fa male ancora oggi pensare a così tanta gente strappata alla vita, persone che come noi avevano sogni e speranze. L'odio non ha senso di esistere, tocca a noi giovani lottare per combattere ogni forma di sopruso senza mai ascoltare chi tenterà di deridere altri, solo per il proprio credo religioso, per la nazionalità o per il colore della pelle». Sulla stessa linea anche Liborio Agossino, fino allo scoso anno presidente della consulta, ora studente universitario: «Abbiamo sentito oggi parlare di indifferenza, nei confronti di chi veniva d'un tratto considerato più nulla. Proprio dall'indifferenza della gente è partito l'orrore. Noi giovani non dobbiamo mai più essere indifferenti, di fronte a chi scrive sulla porta "qui c'è un ebreo" o comunque commette ingiustizie. La nostra missione deve essere quella di tramandare la storia alle nuove generazioni, costruendo il futuro senza scordarci del passato». --Daniela Scherrer