L'industria chiede più Carnaroli e anche l'aumento delle superfici

Pavia.. Più risi da risotto come il Carnaroli, i tondi e gli Indica. Gli industriali risieri chiedono che le superfici a risaia in Italia nel 2020 salgano da 220mila a 242mila ettari: lo si desume dalle indicazioni di semina per la campagna agraria 2020-2021. L'Associazione industrie risiere italiane (Airi), con sede a Pavia, parla per bocca del presidente Mario Francese. Le previsioni«Come consuetudine - commenta Francese, amministratore delegato della Euricom (Curti Riso) di Valle Lomellina - anche quest'anno la Consulta risicola nazionale ha chiesto all'Airi di individuare il fabbisogno di risone diviso per gruppo varietale per la prossima campagna. Il consiglio di presidenza dell'Airi, accogliendo l'invito, ha svolto un'approfondita analisi sull'andamento del mercato negli ultimi cinque anni giungendo a confermare le indicazioni di superficie di 242.500 ettari già indicate lo scorso anno, cui però aveva fatto seguito una superficie coltivata inferiore di 20mila ettari». Nella stima di quest'anno gli industriali confermano con decisione l'aumento della domanda di risi tondi: dalle 53.945 ettari coltivati nel 2019 agli auspicati 63mila per il 2020. La motivazione? L'aumento della domanda dei consumi etnici, la diversificazione verso prodotti innovativi e le richieste dell'industria alimentare di seconda trasformazione, «attenta ai crescenti bisogni di prodotti con contenuti salutistici di cui il riso è naturalmente portatore». Lo scorso anno, lo sbilancio tra la superficie seminata e la domanda di risi tondi era stato testimoniato anche dai prezzi del risone, decisamente sostenuti. A fronte di una superficie media degli ultimi sei anni di circa 58mila ettari, oggi l'industria ritiene necessaria una superficie di 63mila ettari. Per i risi medi e lunghi A (Carnaroli, Baldo, Arborio e Roma, quelli da risotto) il fabbisogno dipende da un lento, ma costante aumento degli ultimi anni. Si ritengono, in particolare, necessari 60mila ettari delle varietà tradizionali da risotto (l'anno scorso erano 56mila), circa 40mila ettari del gruppo Ribe e 13mila ettari del gruppo Baldo (10.930 ettari nel 2019).Contrariamente allo scorso anno, in cui l'Airi aveva dato un'indicazione generica di 8mila ettari per le varietà medie e lungo A, quest'anno ha voluto isolare il comparto del Lido auspicando la semina di una superficie di circa 6mila ettari (4.560 ettari l'anno scorso) e «considerando che queste varietà hanno specifici sbocchi su alcuni mercati esteri che potrebbero ulteriormente espandersi». Per quanto riguarda il mercato del lungo B (Indica), i cui consumi sono in costante aumento nell'Unione Europea, lo spazio di mercato potrebbe essere di gran lunga maggiore rispetto alla superficie indicata, ma la stima del consiglio di presidenza di Airi ha tenuto conto della «necessità di una stabilizzazione degli effetti positivi della clausola di salvaguardia». «Le nostre indicazioni di semina - conclude il presidente dell'Airi Mario Francese - considerano le potenzialità del mercato, ma non va dimenticato che il prezzo del riso potrebbe essere condizionato da fattori interni al settore: dall'andamento climatico, che potrebbe influenzare la produzione e la qualità del raccolto fino ai fattori esterni al settore, molto spesso conseguenza di scelte politiche come le modifiche ai regimi daziari, la Brexit, le concessioni bilaterali, le misure della Politica agricola comune di Bruxelles e la volatilità dei mercati finanziari». --Umberto De Agostino