'Ndrangheta, retata più grande di sempre
CATANZARO. La più grande retata contro la'ndrangheta degli ultimi decenni - 334 arresti e 82 indagati - è nata l'altroieri «in una sera drammatica», quando nelle cuffie dei reparti speciali dell'antimafia si è avuta la certezza che i vertici della 'ndrangheta sapessero tutto del blitz: giorno, ora, cognomi. Ed è lì che il Procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, una vita in trincea contro l'élite della mafia calabrese, ha accelerato manette e perquisizioni «della più grande operazione della storia della lotta alla mafia dopo il maxi processo di Palermo». Nel mirino dei carabinieri del Ros sono finiti i rapporti tra 'ndrangheta, politica, imprese, pubblica amministrazione e il mondo delle professioni. Una tela spesso cucita e disegnata da pezzi della massoneria deviata: avvocati, commercialisti, anche uomini di giustizia. Un abbraccio spregiudicato. Le fila però le regge sempre la'ndrangheta che ha nomi e cognomi che tornano da secoli. Stavolta sono i Mancuso di Limbadi «mafia di serie A». Che finisce nelle intercettazioni di Giovanni Giamborino, cugino di Pietro ex consigliere regionale Pd in Calabria. Dice Giamborino che «Luigi Mancuso è il tetto del mondo» e che i "Pelle", storico casato criminale che ha regnato a lungo sui vertici internazionali delle famiglie mafiose calabresi, sono «pisciaturi». Dilettanti. Dall'altro filo del telefono c'è il secondo terminale di questa grigia storia di intrecci sporchi. Ed è l'ex parlamentare di Forza Italia e avvocato Giancarlo Pittelli, che secondo il pentito di'ndrangheta Cosimo Virgiglio aveva «una doppia appartenenza alla logge: una "lineare" con il Goi (Grande Oriente d'Italia) del distretto di Catanzaro, l'altra coperta». Per i magistrati Pittelli «è stato accreditato nei circuiti della più potente massoneria in grado di far relazionare la'ndrangheta con i circuiti bancari, società straniere, università e istituzioni tutte». Tra gli indagati figura anche ìl colonnello Giorgio Naselli, comandante provinciale dell'Arma di Teramo: avrebbe fornito notizie riservate a Pittelli su indagini in corso.E c'è anche un vogherese di 68 anni, Agostino Papaianni, tra gli arrestati della maxioperazione. L'uomo, che era già rimasto coinvolto in altre indagini, è uno dei destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Nelle carte dell'accusa c'è a suo carico un lungo elenco di contestazioni. Papaianni, a cui viene contestata l'associazione mafiosa, avrebbe avuto un ruolo di spicco e di coordinamento all'interno dell'organizzazione, soprattutto sul territorio calabrese, a Tropea. L'indagato avrebbe mantenuto il collegamento con affiliati di 'ndrangheta per selezionare le attività commerciali da sottoporre a richieste estorsive. I magistrati gli contestano, per questo, episodi di minacce e di estorsione ai danni di titolari di esercizi commerciali e alberghi. Restano le parole di Gratteri, che invita un'intera regione e un popolo a reagire: «Fino all'ultimo dei nostri giorni dobbiamo lottare e non rassegnarci, bisogna dire basta e avere il coraggio di occupare gli spazi che questa notte vi abbiamo ridato. Da oggi dovete andare in piazza, occupare la cosa pubblica, impegnarvi in tutto quello che è possibile fare, andare oltre il vostro lavoro. Altrimenti continueremo solo a parlarci addossoIo non sono solo. Faccio parte di una grande squadra. Abbiamo creato un sistema che è impossibile fermare. Anche se domattina io non dovessi esserci più - assicura - continuerà tutto». --© RIPRODUZIONE RISERVATA