«Mi aspetto una risposta seria» Sarri motiva la Juve già qualificata

dall'inviatoGianluca Oddeninoleverkusen. Per i soldi, per la gloria e anche per la storia. Basterebbe questo per motivare la Juve nella partita più inutile da quando c'è Maurizio Sarri sulla panchina, visto che stasera a Leverkusen i bianconeri giocano con la qualificazione e il primo posto già in tasca. Ma poi c'è qualcosa che va oltre i 2,7 milioni di euro del premio-partita, la possibilità di eguagliare il record societario dei 16 punti nel girone di Champions o allungare la striscia di imbattibilità europea del tecnico toscano a quota 22 (a 25 c'è il primato di Ferguson con il Manchester United). Si chiama «mentalità» e su questo Sarri non transige, nonostante l'emergenza a centrocampo e un fisiologico turnover stravolgerà i connotati della solita Juve con una difesa inedita. «Quando sono stato contattato in estate dai dirigenti - ha commentato l'allenatore, reduce dal pubblico abbraccio con elogio di Andrea Agnelli alla festa di Natale -, ho chiesto come mai avessero fatto solo tre punti nelle ultime partite di campionato. Ho detto di non rispondere "Lo scudetto era già vinto" perché sarebbe un brutto segnale a livello di mentalià. Abbiamo la fortuna e il privilegio di giocare in Champions: per questo va onorata sempre e comunque, quindi attendo una risposta seria e importante». La Champions è diventata l'oasi più bella per questa Juve, risultati ottenuti e gioco mostrato lo certificano ampiamente, ma dalla sfida con il Bayer deve arrivare anche l'atteso riscatto dopo i due passi falsi in campionato che hanno portato al sorpasso (e all'attuale +2 in classifica) dell'Inter. «Sarebbe una follia se ci allenassimo per non vincere il campionato - si arrabbia Miralem Pjanic -: siamo competitivi e vogliamo vincere sempre. Non ci sono motivazioni diverse in campionato e in coppa: abbiamo fatto un bel percorso, ma alla Juve si chiede di più e ci vuole equilibrio, perché non si può sempre vincere e giocare in modo pazzesco». Il lavoro per aumentare il tasso di sarrismo va avanti, ma lo stesso tecnico chiede pazienza e tempo. «Nel primo tempo di Roma mi sono rivisto molto - garantisce -: ci vuole il gusto di fare un possesso palla a grande velocità, di non arretrare dopo aver segnato e di essere sempre padroni della partita. Cambiare il modo di pensare, però, non è automatico». Sarri protegge la squadra, anche esagerando nell'alzata di scudi quando interpreta male una domanda a Pjanic («Non accetto attacchi alla professionalità di questi ragazzi») e deve poi fare retromarcia, ma la sconfitta con la Lazio ha lasciato qualche strascico. «Ci siamo parlati nello spogliatoio - svela il regista bosniaco - e nelle prossime partite qualcosa cambierà: c'è un potenziale che non è stato ancora espresso. Ci fidiamo tantissimo del mister: siamo uniti, ma dopo 5 anni con Allegri ci sono cambiamenti e non può girare tutto alla perfezione dopo sei mesi». --© RIPRODUZIONE RISERVATA