Senza Titolo

È una storia triste, quella degli azzurri all'Europeo, fatta di biscotti, cucchiai e, soprattutto, tanti calici amari intorno all'unica coppa alzata al cielo. Roba di 51 anni fa, ormai fuori dallo sguardo dei ricordi per i più, sospesa fra i primi e gli ultimi titoli mondiali.Ogni volta ci affacciamo a questa competizione pieni di ottimismo e tendiamo a scordare che, oltre al forfait della prima edizione nel 1960, per ben cinque volte su 14 non ci siamo neanche qualificati per la fase finale. Anche in periodi da miniera d'oro, come nell'edizione dopo il trionfo Mondiale dell'82, quando finimmo addirittura quarti in un girone dopo Romania, Svezia e Cecoslovacchia e davanti solo a Cipro. O dopo il Mondiale di Italia '90 chiuso al terzo posto, quando perdemmo la qualificazione in Unione Sovietica e Azeglio Vicini, lasciò il posto ad Arrigo Sacchi. Il ct di Fusignano sfiorò il Mondiale del 1994 ma all'Europeo del 1996 ci regalò una fra le peggiori brutte figure per via della presunzione di cambiare mezza squadra dopo aver battuto la Russia. Con la Repubblica Ceca perdemmo e fummo costretti a un disperato recupero con la Germania: 0-0 e passaggio del turno sfumato per un rigore sbagliato.E così, ogni volta che si avvicina un nuovo Europeo, ecco che siamo costretti a tornare al 1968, quando l'uomo non era stato ancora sulla Luna, in tv debuttava la Corrida di Corrado e al Quirinale c'era Giuseppe Saragat, il pugile Nino Benvenuti batteva Emile Griffith e tornava campione del mondo dei medi e il ciclista Vittorio Adorni indossava la maglia iridata a Imola. Nelle chiese si affacciava la messa in italiano soppiantando quella in latino. L'Europeo 1968 si giocò in Italia. Era l'epoca delle sole quattro squadre alla fase conclusiva. Gli azzurri di Ferruccio Valcareggi furono opposti a due Nazionali che oggi non esistono più: Unione Sovietica e Jugoslavia. La prima sfida la giocarono a Napoli con i sovietici e finì 0-0, l'immagine del successo è quella del capitano Giacinto Facchetti che sbuca esultante dal sottopassaggio per comunicare l'esito positivo del sorteggio, in pratica un lancio di monetina dentro lo spogliatoio dell'arbitro tedesco Kurt Tschenscher. Poi la finale, anzi le due finali, con la Jugoslavia. Perché allora se finiva pari anche dopo i supplementari non si tiravano i rigori: si rigiocava due giorni dopo. La prima finì 1-1 con i gol di Dragan Dzajic e Angelo Domenghini, nella seconda lo spettacolo era quello di un Olimpico di Roma illuminato dalle tante torce accese sugli spalti. L'Italia del calcio non vinceva niente dal 1938, trent'anni esatti che sembravano un'eternità, e quelle torce alla fine illuminarono in campo per un'invasione gioiosa. Segnò Gigi Riva dopo neanche 12', poi Pietro Anastasi al 31'.Il portiere di quell'Italia era Dino Zoff, unico azzurro a potersi fregiare del doppio titolo di campione d'Europa e del mondo grazie al trionfo del 1982. E Zoff è stato anche il ct della Grande Beffa dell'Europeo 2000 a Rotterdam nella finale con la Francia conquistata dopo l'epico scontro con l'Olanda in 10 contro 11 e dei cinque rigori sventati da Francesco Toldo e del sontuoso cucchiaio di Francesco Totti. Si era già al 93' ed era decisivo il gol di Marco Delvecchio al 55'. Poi una palla persa in malo modo e il gol di Sylvain Wiltord aprì lo scenario dei supplementari e della sconfitta al golden gol di David Trezeguet. In pratica al supplementare vinceva chi segnava per primo, cosa che infarciva le finali di paura e fu l'ultima volta che si giocò con quella regola sciocca. Furono le lacrime più amare, perché mai era capitato di perdere in modo così atroce. Sì, c'erano state le finali dei Mondiali 1970 e 1994, una senza storia e l'altra finita ai rigori. Nulla di paragonabile neanche con l'altra finale persa più avanti all'Europeo del 2012, ci arrivammo consunti dopo un cammino gioioso che seguiva una spedizione senza troppe aspettative. Gli azzurri, ben guidati da Cesare Prandelli, passarono indenni un girone di ferro con la Spagna (1-1, in finale invece sarà 0-4), Croazia e Irlanda. Poi la vittoria ai rigori ai quarti con l'Inghilterra e l'eroica semifinale contro la Germania, con Mario Balotelli e Antonio Cassano al canto del cigno. L'Italia tornò a casa con l'orgoglio di chi aveva dato tutto e quell'argento aveva tutt'altro sapore di quello amarissimo del 2000 o del Grande Biscotto del 2004. Era l'edizione portoghese, con la differenza reti aggiustabile nell'ultima sfida fra Danimarca e Svezia. Arrivò il 2-2 che serviva a entrambe e tornammo a casa con gli stessi punti delle due promosse e con la vergogna dello sputo in mondovisione di Francesco Totti al danese Christian Poulsen.C'è anche un Europeo giocato in casa e fallito nel 1980. E ci sono le due eliminazioni ai rigori ai quarti. La prima nel 2008 (contro la Spagna che poi vincerà il torneo) costò il posto a Roberto Donadoni. La seconda nel 2016, con Antonio Conte in panchina, contro la Germania nell'unica partita fra quelle "pesanti" persa contro i tedeschi. Sì, fra gli amari calici, c'è anche questo. L'Europeo è strano: lo hanno vinto una volta anche la Danimarca nel 1992, squadra che era già in vacanza e richiamata in fretta per la defezione della Jugoslavia che si stava disgregando, e la Cenerentola Grecia nel 2004. Certo, i valori contano ma non sempre: l'Europeo talvolta è una roulette. Magari le rivedremo ancora quelle torce di 51 anni fa. Oggi illumineremmo lo stadio con i telefonini, in fondo da allora è cambiato tutto. Sarebbe tempo di far sparire anche quegli amari calici. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI