Gualtieri: «Nessun pericolo». Ma in Aula si sfiora la rissa

il retroscenaAlessandro BarberaIl momento più alto lo regala Elio Lannutti, già paladino a tempo pieno dei consumatori, che scomoda Gramsci e la Resistenza: «Questo Trattato è figlio della cultura liberista totalitaria!». Per avere la certezza di un dibattito acceso di questi tempi bastano tre parole: Europa, austerità, banche. Palazzo Madama, ieri. In Commissione Finanze c'è Roberto Gualtieri sulla riforma del Fondo salva-Stati, l'organismo nato per gestire le crisi nell'area della moneta unica. Alberto Bagnai, leader spirituale dell'universo antieuro, è in conflitto di interessi: presiede. Fa parlare tutti, si mostra inflessibile sui tempi, ringrazia Gualtieri per le tre ore abbondanti. Bagnai è un raro esempio di rigore istituzionale fino al momento in cui, buon ultimo, fa l'arringa contro un accordo che - dice - andrebbe oltre il mandato del Parlamento. Le domande piovono da ogni parte. Molti si fanno forti dei distinguo della Banca d'Italia e del capo dei banchieri Antonio Patuelli. Gualtieri conosce la materia così nel dettaglio che alla prima opinione distorta (quella riferita da Adolfo Urso a proposito dell'ex capo del debito Maria Cannata) si fa torcia. «Su questa materia ho letto cose comiche». In breve: per Gualtieri la riforma del Fondo è tutt'altro che rivoluzionaria, non rende più complicate di quel che erano le regole per gli aiuti, e i criteri di Maastricht come canale di accesso privilegiato (debito sotto il 60%, deficit sotto il tre) vanno calati nella prassi europea, ovvero la piena discrezionalità della politica. «La mia opinione sul patto di Stabilità è nota» (Gualtieri ne chiede da tempo la modifica), «altro è dire che la riforma danneggi l'Italia. Un passo avanti è meglio di niente». La novità principale è il raddoppio dei fondi per la gestione delle crisi bancarie. Per lui "un successo", l'opposizione (anche quella che era al governo quando l'accordo è stato sottoscritto) sostiene che ciò avverrebbe solo perché ci saranno da salvare banche tedesche. Gualtieri - che fra Bruxelles e Strasburgo ha passato anni - malsopporta i pregiudizi antieuropei: «Chi scrive che la riforma introduca una ristrutturazione automatica del debito dice il falso». Vero è che l'Olanda lo chiedeva, «ma il negoziato si è concluso con la nostra vittoria». Quando quel "concluso" arriva alle agenzie di stampa, apriti cielo. Lo attaccano Giorgia Meloni, FI, in aula alla Camera il presidente Roberto Fico è costretto a sospendere la seduta: «Ven-du-ti, ven-du-ti».L'argomento più delicato - sul quale Gualtieri difende Conte - è la risoluzione parlamentare che avrebbe dovuto spingere il precedente governo (sempre a guida Conte) a un atteggiamento più battagliero. A sera Gualtieri è costretto a rettificare: «Il testo non è firmato». Il negoziato è stato chiuso il 21 giugno, ma mancano gli allegati che riguardano il completamento dell'Unione bancaria. E in ogni caso Trattato e allegati dovranno passare dal voto delle Camere. Non un dettaglio secondario. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI