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Maria Grazia PiccalugaSul setaccio, ripulito da terra e sassi, è rimasto il chiodo di una scarpa. Perso, forse, da un viandante che, tra il I e il IV secolo dopo Cristo, ha percorso una strada ormai perduta o forse solo ancora nascosta nei campi attorno a Rivanazzano Terme.Distese verdi di erba medica che - a ben guardarle dall'alto con il drone - ancora oggi mostrano i quadrati quasi perfetti della centuriazione romana. È qui, ai piedi delle prime colline dell'Oltrepo Pavese, che da oltre quattro anni un gruppo di archeologi del dipartimento di Studi Umanistici dell'Università di Pavia, guidato dal professor Stefano Maggi, sta portando alla luce un passato che si pensava sepolto per sempre.Entro la prossima settimana si concluderà la campagna di scavi, iniziata a ridosso di cascina Boarezza e proseguita, per tutta l'estate, circa mezzo chilometro più a nord, in località Isola Felice. L'area verrà richiusa, ma gli archeologi pavesi torneranno nel 2020 per nuove indagini. Nel corso degli anni - con qualsiasi condizione atmosferica e resistendo alla canicola di questa estate - si sono alternati 30 appassionati studenti dell'Università di Pavia, diretti da Lorenzo Zamboni e Manuela Battaglia, sotto la guida di Maggi. Rifocillati da caffè e fette di torta dalla moglie del proprietario dei terreni. visita e concertoGiovedì alle 16 alla tenuta Mezzacane, in località Pizzone, sarà presentato il lavoro svolto finora nelle campagne di scavi (otto in tutto)e le prospettive future. Al termine di una visita guidata direttamente sul campo, aperta al pubblico, si tornerà alle 17.30 alla tenuta per un concerto di Laura Beltrametti al pianoforte e Luca Torciani al violino, nell'ambito del Festival Borghi&valli.Poi un aperitivo offerto dalla chef Piera Selvatico di Rivanazzano e dall'azienda agricola Montelio. Costo 10 euro per finanziare il progetto Valle Staffora, che si propone una ricostruzione del paesaggio antico. «Il progetto è un'indagine storica che si propone di rievocare il passato per valorizzare il presente - spiega l'archeologo Maggi -. Invitare gli abitanti, soprattutto i giovani, a restare per creare un circuito virtuoso tra pubblico e privato che comprenda l'arte, la storia ma anche l'enogastronomia. Il 19 ottobre faremo un nuovo incontro, con i geologi dell'Università e con l'enologo Mario Maffi, per ribadire le grandi potenzialità di questa zona». Al progetto aderisce anche il Rotary Valle Staffora che sponsorizza incontri nelle scuole elementari e medie. vista da google earthGli archeologi ne sono convinti: i campi di erba medica di Isola Felice celano ancora nelle loro viscere un segreto. Forse una grande villa romana, come dimostrerebbero i frammenti di pareti intonacate e di ceramiche pregiate venuti alla luce, non distante dai fabbricati più modesti di cui sono emerse le tracce finora. «Prima o poi la troveremo» scommette Maggi. A cascina Boarezza, luogo di partenza dei sondaggi, erano stati più fortunati. Il bersaglio era stato subito centrato.A mettere la pulce nell'orecchio dei ricercatori era stato Pier Rosa, che lavora alle dipendenze dei proprietari.Curiosando su Google Earth aveva notato come, in un periodo di siccità, l'erba medica fosse ingiallita tracciando una sorta di perimetro. Da un campo dissodato erano inoltre già affiorati pezzi di tegole. «Fu proprio lui a segnalarci i suoi sospetti che si sono rivelati concreti» dice Maggi che ha poi subito allertato la Soprintendenza. La macchina si è così messa in moto. I proprietari dei terreni, la famiglia Alpeggiani, ha manifestato da subito la massima disponibilità: non solo per gli scavi ma anche per il supporto logistico di attrezzi. Finanziando l restauro di alcuni reperti. Da quella porzione di campo sono affiorati anche una zappa, uno spillone (per indumenti, capelli o forse uno strumenti chirurgico?), ceramiche, vetri, i muri di fondazione di tre vani di un edificio, un forno dalle pareti annerite, una strada e un bronzetto del dio Mercurio. E' stato ancora una volta Pier Rosa - che in sella a Stellina, il suo cavallo, perlustra i campi ed è un po' l'angelo custode degli archeologi - a trovarlo e a consegnarlo. Una villa romana?Chi ha abitato 2mila anni fa Isola Felice? «Per ora abbiamo individuato alcuni pozzi che colmati con materiali di risulta, forse provenienti dal cantiere di una costruzione vicina» spiega Maggi. Gli archeologi stanno ispezionando il punto in cui il proprietario, Giacomo Fiori, raccontava di incontrare un ostacolo duro mentre arava. La villa potrebbe essere lì nei pressi. L'ultimo frammento recuperato proprio ieri - insieme a vetri, tegole, ossa di animali - è il coperchio spezzato di una ciotola, forse una ceramica da mensa.Ma cosa è accaduto agli abitanti di quell'area? Cosa ha portato alla rovina? Tutto lascia ritenere che le fattorie e le costruzioni dell'agro di Rivanazzano siano state abbandonati, dal V secolo in poi, non tanto per gli effetti delle invasioni barbariche, quanto piuttosto a causa delle frequenti esondazioni dello Staffora, il diluvium di cui narra anche lo storico Paolo Diacono. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI+