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dall'inviatoAntonio SimeoliVERONA. In Italia su 5 milioni di stranieri l'1,6%, secondo recenti statistiche, oltre 80 mila, sono ecuadoriani. In mille solo in Veneto. Lavorano nel sociale (badanti, pulizie) o nell'edilizia. Lontani dal loro paese, in cerca di fortuna. Ieri in centinaia si sono dati appuntamento a Verona per celebrare il nuovo eroe, Richard Carapaz. Perché la vittoria, a sorpresa, ma nemmeno tanto visti i risultati di un anno fa e l'autorità dimostrata in questo Giro, del 26enne corridore della Movistar, è stata anche la festa dell'Ecuador, 16 milioni di abitanti, tutti ieri incollati alla tv. Perché l'emittente nazionale è riuscita ad accaparrarsi in extremis i diritti per la diretta tv delle ultime tappe della corsa. Un evento, annunciato addirittura dal presidente della Repubblica Moreno via Twitter. Chiassosi, colorati, con quella bandiera mostrata con orgoglio: eccoli gli ecuadoriani. Eccolo Carapaz. La sua è stata una cronometro corsa con la tranquillità di chi sapeva che bastava il "compitino" per entrare nell'Arena di Verona da vincitore. Aveva 1'54" di margine su Nibali, ha chiuso con 1'05". Poi il trionfo. Carapaz con la mente ha ripercorso le tappe del suo Giro. La caduta di Orbetello che gli è costata 45", la cronometro in difesa di San Marino, il capolavoro nel week-end sui monti a Ovest, con le rasoiate di Ceresole Reale e Courmayeur, il finale thrilling di Como con la rincorsa riuscita a Nibali, il Mortirolo bagnato e le ultime tappe corse con autorità. Un'altra cosa gliel'abbiamo ricordata noi tre giorni: la conferenza stampa alla vigilia del via a Bologna. Tutte le domande a Landa e al ds Unzue, lui lì timido, silenzioso. L'altro giorno ha sorriso. «Ero qui per aiutare Landa...poi». Il resto lo ha aggiunto ieri, dopo aver stretto forte papà Antonio e mamma Anna Luisa, mai preso un avion in vita loro fin'ora; idealmente Carapaz abbracciato tutto il suo Paese; essersi commosso sulle note dell'inno nazionale, portato i suoi bimbi sul podio (regalando con Emma, la bimba dello Squalo, un'immagine bellissima, Roglic per il suo dovrà attendere solo qualche settimana); omaggiato i rivali, presosi i complimenti dall'ambasciatore. «È un giorno storico - ha detto - ho esaudito un sogno. Devo tutto alla Movistar c he mi aiutato. Dedico questo momento ai miei genitori, non sapevo nemmeno che mi avrebbero raggiunto qui». Il podio finale? Oltre allo Squalo, che ha chiuso con un'ottima crono, il terzo posto, come da pronostico, è andato allo sloveno Primoz Roglic (Jumbo), che ha sorpassato per 8" Landa (Movistar), sempre a disagio contro le lancette, ma non ha vinto come sul San Luca e a San Marino, prova che la sua condizione non fosse come quella delle prime settimane di Giro.La tappa allora è andata a Chug Haga, statunitense della Sunweb. Ha rischiato vita e carriera, ha cicatrici in tutto il corpo. Nel gennaio di tre anni fa in Spagna in allenamento fu centrato da un'auto che andava contromano assieme a 5 compagni. Ieri ha divorato i 17 km, come avrebbe voluto fare il suo capitano Tom Dumoulin, ritiratosi a Frascati. Piangeva Haga, rammaricandosi di non aver fatto arrivare la moglie per l'ultima tappa. Se li godeva invece moglie, figli e genitori, ambasciatore, tifosi in delirio, giornalisti Richard, il re dell'Ecuador. Il signore del Giro. Forse inaspettato, ma bello e meritato. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI