Pd, il compito più difficile per il nuovo segretario: recuperare gli sfiduciati
Nonostante tutto. Andando ai seggi ben oltre le previsioni funeree dei vertici, il popolo riformista ha firmato un'ennesima cambiale di fede al Partito democratico: cui spetta ora il dovere di onorarla, non ricadendo nei vecchi vizi.In una dozzina d'anni, il Pd è riuscito a dilapidare un investimento fiduciario senza precedenti: ha dimezzato i consensi elettorali, ha subìto un'emorragia di iscritti, ha bruciato sei segretari, ha scontato cinque scissioni.«Non vogliamo essere un nuovo partito, ma un partito nuovo», era stato lo slogan originario. Ha prevalso invece la logica delle vecchie "ditte", malgrado a sostenere l'idea ci fossero moltissimi aderenti che non avevano mai avuto in tasca le tessere dei partiti fondatori.È un fallimento che grava sulla classe dirigente di ieri e di oggi, dovuto a due vistosi limiti, uno interno e l'altro esterno: essersi impegnata a fondo non per designare un vero vincitore cui affidare la leadership, ma per impedire che qualcuno potesse vincere a prescindere da chi fosse; aver fondato la strategia politica non sui contenuti e i metodi di una proposta alternativa, ma sull'andare a rimorchio dell'avversario (ieri Berlusconi, oggi il tandem Salvini-Di Maio) facendogli le pulci, e finendo per rafforzarlo. Il tutto senza mai una vera riflessione sulla lunga sequenza di sconfitte, cavandosela con lo scaricabarile sul segretario di turno.Una deleteria prassi che ha accomunato, e accomuna, chi è rimasto nel Pd per rimanere comunque marginale, e chi se ne è andato per rivelarsi comunque inconcludente. Non bastano certo le primarie di domenica per invertire la tendenza; perché si è arrivati ai gazebo con la consueta trita & triste sequenza di litigi e polemiche, ma soprattutto perché rimangono sul tavolo i contrasti sulle scadenze prossime venture, a cominciare dalle ormai incombenti elezioni europee. Come dire che il vistoso e tragicomico arrancare del governo in carica, e dal fiato sempre più corto, lungi dall'indurre il Pd a girare pagina, lo spinge semmai sulla strada del "perseverare diabolico". Con una ricaduta politica significativa anche sul futuro a medio termine: mentre a destra la Lega di Salvini sta fagocitando le altre forze d'area e incrementando i consensi, a sinistra il Pd dei segretari seriali non solo non riesce a fare altrettanto, ma rimane inchiodato a una quota di consensi pari alla metà del Carroccio. Ad appesantire il tutto, c'è un input che arriva dai sondaggi: continua a crescere l'area grigia degli indecisi che non sanno per chi votare o non votano del tutto, giunti ormai al 45 per cento. Da oggi, al nuovo segretario, spetta il compito primario di onorare il mandato fiduciario ricevuto da chi ancora vota Pd, su cui quasi nessuno contava. E già che c'è, di provare a recuperare pure quello del vasto popolo degli sfiduciati. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI