Vidigulfo, il Tar conferma lo stop all'autovelox

VIDIGULFO. Il Tar non concede la sospensiva al Comune che aveva presentato ricorso, impugnando il decreto prefettizio che aveva spento l'autovelox di Pontelungo. Decreto firmato lo scorso 5 ottobre dal prefetto Attilio Visconti che aveva definito l'apparecchiatura «non in linea con le direttive ministeriali».IL PROVVEDIMENTOPer i giudici «il danno sul possibile aumento degli incidenti stradali è solo potenziale». «Il danno legato al mancato introito delle multe non pare connesso a una situazione giuridica da tutelare, in quanto la funzione delle sanzioni amministrative - si legge nel provvedimento - non è quella di assicurare un'entrata economica ai comuni ma quella di dissuadere gli utenti dal violare le norme del codice della strada. E il danno legato all'eventuale pagamento di penali per la risoluzione del contratto di utilizzo dell'autovelox non discende direttamente dal provvedimento impugnato». «Ora - sottolinea Fabio Chiocchetti, capogruppo di minoranza - bisognerà attendere la sentenza che arriverà tra qualche mese, ma comunque è sfumato il tentativo del comune di ottenere la sospensiva del decreto e adesso non si potrà fare a meno di provvedere alle variazioni di bilancio 2018-2020 per rispettare il principio della prudenza nell'ambito della contabilità comunale. Variazioni che noi avevamo subito messo all'ordine del giorno, ma ignorate. Intanto il Comune ha già stanziato circa 8.754 euro per le spese legali».Per l'opposizione inoltre «è assurdo portare in giudizio prefetto, polizia stradale e provinciale e Provincia per i mancati introiti».IL COMUNEIl sindaco Pietro Sfondrini commenta le contestazioni sulla variazione di bilancio: «Prenderemo in considerazione quanto suggerito dalla minoranza e trarremo le valutazioni appropriate». Ma il capogruppo incalza, parla di "velox-bancomat" e ricorda i significativi guadagni ottenuti: dal 1° gennaio al 4 ottobre 2018 le violazioni accertate sono state 5456 e l'incasso è stato di 506.273 euro. Per il comune invece «l'obiettivo non era fare cassa, ma tutelare la sicurezza dei cittadini, perché quel rilevatore obbligava a limitare la velocità su una strada che sfocia sulla provinciale 205, un incrocio pericoloso dove si erano già contati tre morti». Ora si attende il giudizio di merito sul decreto prefettizio dove, secondo la giunta sono stati ravvisati «difetti procedurali e di ordine motivazionale». --Stefania Prato