Reliquie di padre Pio esposte in Carmine

di Fabrizio Merliw PAVIAPer una giornata, sabato 30 dicembre, i devoti pavesi di padre Pio (o, meglio, San Pio da Pietrelcina) potranno pregare, nella chiesa del Carmine, alla presenza di alcune reliquie del frate cappuccino canonizzato da Giovanni Paolo II il 16 giugno 2002. A fare da "tramite" per l'esposizione delle reliquie è stato l'architetto pavese Luciano Messina che, a Roma, fa parte dell'associazione "I discepoli di padre Pio". Le reliquie arriveranno a Pavia nella mattinata di sabato. Si tratta di uno dei guanti che il frate usava per nascondere le stimmate sul dorso delle mani, di un piccolo crocifisso pettorale e di alcune garze, che recano ancora tracce di sangue, che il frate utilizzava per fasciarsi le stimmate sulle mani e sul petto. Queste reliquie sono conservate, a Roma, da Irene Gaeta, 80 anni considerata figlia spirituale del frate santo, fondatrice dell'associazione alla quale appartiene anche l'architetto Luciano Messina.Il programma della giornata è piuttosto semplice. Nel corso della mattinata, il parroco del Carmine, don Daniele Baldi, riceverà le reliquie provenienti dalla capitale, dove vengono custodite in una cappella annessa alla sede dell'associazione. Alle 11 verrà celebrato il rosario; infine, alle 11.30, il vescovo di Pavia, monsignor Corrado Sanguineti, officerà la messa. Le reliquie resteranno a Pavia per tutta la giornata e, a sera, verranno riportate a Roma. I fedeli avranno l'opportunità di vederle e di raccogliersi in preghiera davanti ad esse. «Si tratta di un'iniziativa molto bella e importante - commenta don Baldi - che io leggo come un invito a capire meglio come accogliere con la giusta predisposizione d'animo, il Signore. Tra l'altro, il prossimo 17 marzo, papa Francesco andrà in pellegrinaggio a Pietrelcina e a San Giovanni Rotondo nel cinquantesimo anniversario della morte del santo». L'attuale pontefice, a quanto si dice, avrebbe una particolare devozione nei confronti del santo di Pietrelcina. All'origine di questa esposizione delle reliquie vi è, innanzi tutto, l'intenzione di portare in giro per l'Italia e per il Mondo il messaggio di pace del frate minore. Lo scorso settembre, tanto per fare un esempio, altre reliquie di Padre Pio - il mantello e i guanti macchiati di sangue - sono state esposte per due giorni nella cattedrale di Saint Patrick, sulla Quinta avenue di Manhattan, a New York, e hanno attirato migliaia di fedeli. Il culto del frate è diffuso a ogni latitudine ed è assolutamente trasversale rispetto a ogni tipo di appartenenza sociale.Padre Pio, al secolo Francesco Forgione nacque a Pietrelcina, in provincia di Benevento, il 25 maggio 1887 e morì a San Giovanni Rotondo, (Foggia) il 23 settembre 1968. Oggetto di venerazione popolare anche quando si trovava ancora in vita, padre Pio ha legato la sua immagine, nell'immaginario collettivo, soprattutto alle stimmate che portava in corrispondenza dei punti in cui il corpo di Gesù Cristo fu trapassato dai chiodi al momento della crocifissione e dalla lancia di un soldato romano, sul costato. Padre Pio diede comunicazione delle stimmate per la prima volta l'8 settembre 1911, in una lettera indirizzata al padre spirituale di San Marco in Lamis: in tale documento il frate racconta che il fenomeno andrebbe ripetendosi da quasi un anno, e che avrebbe taciuto perché vinto «sempre da quella maledetta vergogna». Le tracce della crocifissione furono anche motivo di diffidenza, in un certo periodo, da parte della Chiesa. Nel 1920 padre Agostino Gemelli, medico, psicologo e consulente del Sant'Uffizio, si recò a San Giovanni Rotondo . Pur non essendo stato ricevuto dal frate, stese una relazione ufficiosa nella quale definì il religioso un "ammalato che si procura le lesioni da sè". Così il Sant'Uffizio dichiarò il non constat de supernaturalitate circa i fatti legati alla vita di padre Pio ed esortò i fedeli a non credere e a non andare a San Giovanni Rotondo. Una restrizione successivamente revocata da papa Pio XI. Nel frattempo, si era diffusa la voce che il santo avesse poteri di guarigione e che, al suo cospetto, molte persone avvertissero un acuto odore di rosa o di violetta. Padre Pio divenne un'icona vivente, ricevette visite da parte di personaggi come i reali di Spagna o la regina del Portogallo in esilio e, davanti al convento di San Giovanni Rotondo iniziarono a formarsi lunghe file di persone in attesa di essere confessate dal cappuccino. Dopo la morte venne avviato il processo di canonizzazione. Decisivo, a questo fine, il miracolo riconosciuto dalla Chiesa e consistito nella guarigione di Matteo Pio Colella, un bambini di 7 anni di San Giovanni Rotondo, colpito da meningite fulminante, andato in punto di morte e guarito - si dice - per intercessione del frate e in maniera "scientificamente inspiegabile".