Piana, occupati anche gli uffici

STRADELLA Dopo la sala mensa, gli uffici amministrativi. Prosegue la protesta dei 73 lavoratori della "Piana spa" di via Levi, in sciopero ad oltranza da lunedì scorso, che ieri mattina hanno occupato pacificamente la palazzina degli uffici dell'azienda metalmeccanica per chiedere ancora una volta alla proprietà di arrivare a una soluzione rapida della trattativa. Ieri pomeriggio, tra l'altro, era in programma una nuova riunione del collegio dei liquidatori, da cui i lavoratori sperano che escano finalmente notizie positive. «Come sempre non abbiamo notizie di sviluppi nella vicenda - commenta Claudio Bianchi, sindacalista della Fiom Cgil di Pavia, che ieri mattina era con gli operai davanti ai cancelli insieme al segretario provinciale Carlo Bossi -. Sappiamo solo che ancora una volta una parte della proprietà dell'azienda si starebbe mettendo di traverso rispetto alle trattative di vendita in corso. Un comportamento che riteniamo inaccettabile di fronte all'odissea che stanno vivendo questi lavoratori». Per i 73 della Piana rischia di spegnersi anche l'ultimo lumicino di speranza, visto che il tempo stringe e non si sa ancora nulla del futuro, nonostante già almeno un paio di ditte del settore, con sede in Emilia Romagna, si siano fatte avanti per acquisire l'azienda. «Da più di una settimana siamo qui dal mattino alla sera praticamente tutti a presidiare pacificamente la fabbrica - spiega Marco Cristiani, rappresentante interno dei lavoratori -. Molti, però, iniziano a sentire la stanchezza per una situazione che non si sblocca. Chiediamo ancora una volta alla proprietà, se non ha le forze economiche per andare avanti, di favorire la cessione dell'azienda invece di mettere i bastoni fra le ruote». Oltre alla questione delle due mensilità arretrate e dei contributi non pagati, gli operai sono angosciati per le prospettive occupazionali: «C'è gente con più di 50 anni, che lavora in azienda oltre 15 e ha contribuito a fondarla, che se riuscirà a trovare un altro lavoro dovrà partire dal livello zero, come un giovane alla prima esperienza - sottolinea un lavoratore -. Se, ancora peggio, dovessero lasciarci tutti a casa, sarebbe una tragedia per 73 famiglie, ma anche per tutto il territorio, che non si è ancora ripreso dalla crisi. Ma sembra che questo non interessi a nessuno». Il 20 novembre, si concluderà la seconda fase della procedura istituzionale e, se non ci saranno sviluppi nella trattativa, scatteranno le lettere di licenziamento collettivo: «Continueremo lo sciopero a oltranza in fabbrica fino a quando non avremo certezze - assicura Bianchi - e saremo pronti a scongiurare un esito negativo della vertenza, ricorrendo a forme di protesta più dure».Oliviero Maggi