«Ad armi pari con la Mercedes e poi Vettel...»

di GIANLUIGI GIANNETTI«Monza è emozione vera, è una pista dove mi sono sempre sentito protagonista. Quella volta nel 2009 con la Ferrari poi è stato il giorno più bello della mia vita». Così tanti gli intrecci in carriera tra Giancarlo Fisichella e l'autodromo lombardo che tocca proprio a lui disegnare il Gran premio d'Italia, uno di quei pochi tracciati rimasti dove non esiste nessun muro tra la Formula 1 di oggi e quella di ieri. «C'è un clima unico, la pressione e festa sono ovunque, si sente attorno quando si guida».La storia del pilota italiano più vincente degli ultimi 25 anni inizia al Gp d'Italia. «I ricordi vanno indietro fino al 1993 quando all'inizio della mia carriera vinsi il Gran premio Lotteria di Formula 3 che mi spalancò le porte dell'automobilismo che conta. E nel 2006 quando arrivai terzo con la Renault e fui io dopo 17 anni a salire su quel podio sospeso dopo Michele Alboreto. Infine l'orgoglio di guidare proprio lì una Ferrari, un sogno per chiunque». Il fascino è quello di sempre?«Questa Formula 1 mi piace, il regolamento è cambiato moltissimo, con gomme più larghe e un'aerodinamica che rende le monoposto attuali incredibilmente difficili da guidare, al punto da mettere a dura prova il fisico del pilota. Poi, certo, c'è l'efficienza e anche la complicazione delle componenti elettriche del sistema ibrido. C'è una cosa però che manca più di tutte su un tracciato così estremo, il suono del motore 10 cilindri aspirato, una rumore che qui era impressionate come quei 370 km orari di velocità massima che raggiungevamo in fondo al rettilineo».Ancora oggi Monza è un'accademia della velocità? «Se immaginate l'estremo per una monoposto e per il suo pilota, la trovate qui. A Monza serve un profilo alare bassissimo per raggiungere la massima velocità in rettilineo con la minima resistenza, e poi la sorpresa delle varianti, come quella alla fine del rettilineo o quella della Roggia, con frenate che riportano la vettura bruscamente a 60 orari. Qui serve una precisione millimetrica a ogni staccata, una pressione esatta sul pedale del freno, non troppa per spiattellare lo pneumatico e neppure troppo poca, rischiando di finire sul muro».E la curva parabolica?«Avete idea di quanto è importante percorrerla in pieno per guadagnare velocità in tutto il rettilineo seguente? Monza è una questione di millimetri».Il Gran premio d'Italia è una pista da Ferrari? «Impossibile fare pronostici. Ma, come ha detto Vettel dopo Spa, la Ferrari può giocarsela ovunque. Il Gp del Belgio ha certificato che la SF70H si presenta ad armi pari e ha dimostrato che non è una vettura da passo corto e piste brevi. Nel Gran premio del Belgio il ritmo è stato quello della Mercedes. Ora possiamo ragionare di quello che sarà a Monza e anche dopo, in un campionato che andrà combattuto colpo su colpo. Non mi aspetto gare a senso unico su circuiti particolari. Certo, l'ultima gara ad Abu Dhabi si corre all'imbrunire e inevitabilmente è carica della pressione di fine stagione, ma non sottovaluterei neppure Suzuka, un "pistone", con la prima parte del circuito estremamente tecnica con esse sinistra-destra che premiano chi ha la monoposto con un assetto a punto fino alla virgola. La Ferrari farà del suo meglio come sta facendo adesso, con un lavoro continuo gara dopo gara come sta facendo adesso».Poi c'è il fattore Vettel. «Sebastian interpreta la Ferrari nel modo migliore, non lascia nulla al caso, condivide tutto con la squadra, la coinvolge e la motiva e questo è un valore determinante per il team e che fa onore al grande professionista qual è. Vettel per la Ferrari c'è. Bello a fine gara sentirlo per radio ringraziare i meccanici in italiano. Questa è una squadra».Vestappen e Alonso. Protagonisti mancati questa stagione? «Max ha un talento pazzesco che dimostra tutto anche nelle situazioni estreme, certe volte con colpi a sorpresa, ma in pista sta faticando con errori o guasti meccanici che sono una questione di sfortuna. Fernando? Lo conosco bene, abbiamo vinto due Mondiali costruttori assieme in Renault. Pilota grintosissimo, un martello, e ora dichiara che il prossimo anno avrà una squadra vincente. Non so, forse anche lui pensa alle gare di durata come ho fatto io».Giancarlo Fisichella tifa ovunque Ferrari. «Il Mondiale endurance mi appassiona, mi diverto. C'è grande professionalità e ci sono gare movimentate, dove dopo un guasto meccanico si può recuperare e perfino andare a vincere, viaggiando comunque a a ritmi da qualifica. Guido una Ferrari e mi sto togliendo grandi soddisfazioni, abbiamo vinto due 24 ore di Le Mans nella categoria Gte con la Ferrari 488, una vettura che si avvicina tantissimo alla precisione di una monoposto per tenuta, grip aerodinamico e frenata. Dei colori Ferrari sono orgoglioso».Magari a microfoni spenti, ma Maranello resta l'obiettivo di tutti. «Sì, è una tappa fondamentale per la carriera di ogni pilota. Ora c'è Vettel e Hamilton ne ha parlato. La Ferrari è il sogno di tutti, ma è per pochi».©RIPRODUZIONE RISERVATA